Technologies a virtual assistant is based on

 

Dopo il grande successo in UK di Impossible.bot ad  UNBOUND London, Pigro è pronto per una nuova sfida targata GITEX e DLD

 

Settembre e ottrobre due mesi importanti per Impossible.bot: il 18 e 19 settembre 2019 avrà luogo il DLD Tel Aviv Innovation Festival; dal 6 al 10 ottobre, invece, avrà luogo il GITEX Technology week a Dubai. Entrambi gli eventi vedranno protagonista Impossible.bot.

 

Dopo il grande successo dello scorso luglio 2019 all’UNBOUND London, Pigro con Impossible.bot è pronto ad allargare i suoi orizzonti internazionali. Durante UNBOUND LONDON 2019 si è aperta per Prigro l’opportunità di presentarsi al mercato britannico grazie al supporto ITA (Italian trade agency), agenzia italiana che mira all’internazionalizzazione delle startup, DLD e GITEX sono due opportunità per far conoscere Pigro oltre la frontiera europea.

 

DLD sta per Digital Life Design ed è l’atto conclusivo del DLD Tel Aviv Innovation Festival, evento annuale dell’innovazione che vede la partecipazione, oltre che di aziende, organizzazioni, istituzioni ed investitori israeliani, anche delle più importanti multinazionali del settore; DLD è il palcoscenico ideale per le startup innovative provenienti da tutto il mondo.

 

Nella prima settimana di ottobre, invece, si svolgerà il Gitex Technology Week a Dubai. ITA e  ICE organizzano, all’interno dell’evento, il Gitex Future Stars una partecipazione collettiva di startup italiane, di cui farà parte anche Pigro. GITEX rappresenta il principale evento annuale dedicato alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione negli Emirati Arabi, che prevede al suo interno un importante evento dedicato alla promozione di startup tecnologiche, incubatori ed acceleratori internazionali.

 

“Oggi il tema chatbot è di grande attualità, soprattutto  negli ambiti legati all’helpdesk” ,spiega il CEO di Pigro Nicolò Magnanini. . “DLD e GITEX sono l’occasione giusta per continuare il processo di internazionalizzazione e far conoscere il nostro prodotto creato ad hoc, impossible.bot”.

I chatbot sono utilizzati dalle aziende di moda per migliorare l’esperienza del consumatore online, ricostruendo il contatto umano venuto meno nell’e-commerce.

 

Come le nuove tecnologie hanno modificato gli acquisti

 

Attraverso le nuove tecnologie i consumatori hanno modificato i propri comportamenti d’acquisto.

Non è più necessario raggiungere un negozio fisico per valutare o completare il proprio acquisto.

 

Al contrario, è possibile innanzitutto sfruttare i canali online per raccogliere informazioni, condivise direttamente dall’azienda, o dagli stessi utenti (sottoforma di commenti o recensioni).

Inoltre, le nuove tecnologie permettono al consumatore di acquistare il prodotto, o servizio prescelto nel momento che si ritiene più opportuno, senza dover compiere ulteriori spostamenti.

 

Questo vale soprattutto per prodotti piccoli e appartenenti a specifiche categorie, come l’abbigliamento, i libri o l’elettronica.

 

Al tempo stesso, però, cresce la propensione degli utenti a completare online anche l’acquisto di beni durevoli.

Difatti, prima di acquistare il prodotto, il consumatore può ricercare online tutte le informazioni di cui ha bisogno. Questa possibilità lo rassicura e riduce il timore nei confronti di un acquisto errato, spingendolo a concludere online l’acquisto del bene.

 

 

Utilizzare i chatbot per risolvere la mancanza del contatto umano nell’e-commerce

 

Le nuove tecnologie hanno reso più semplice e veloce l’acquisto di prodotti e servizi da parte dei consumatori.

 

Al tempo stesso, è però venuto meno il contatto umano che si instaura all’interno dei negozi tra il cliente e il commesso.

Proprio l’elemento umano rimane una delle principali motivazioni che spinge ancora una parte dei consumatori a preferire il negozio fisico a quello online.

 

Attraverso i chatbot è possibile risolvere in parte questa mancanza, ricreando quel clima di relazione e interazione, ricercato dal consumatore.

 

chatbot fashion

Immagine di StockSnap da Pixabay

 

Cosa sono i chatbot e come possono essere usati nel fashion

 

I chatbot sono dei risponditori automatici (spesso incentrati sull’Intelligenza Artificiale), progettati per processare il linguaggio umano.

Sulla base di questa rielaborazione, i chatbot sono disegnati per offrire soluzioni rapide e concrete alle domande degli utenti.

 

I chatbot possono essere dunque utilizzati nel settore della moda per risolvere eventuali dubbi dell’utente nel corso del processo d’acquisto.

 

Al tempo stesso, i brand di moda programmano i chatbot per assomigliare sempre di più a dei personal stylist, in grado di aiutare il cliente, selezionando i capi d’abbigliamento in linea con il suo stile o le sue richieste.

 

Tralasciando la modalità utilizzata, la finalità rimane la stessa: supportare il consumatore durante gli acquisti e facilitare l’intero Customer Journey.

 

 

Chatbot e fashion: due casi di studio

 

Nel mondo della moda diversi brand hanno integrato i chatbot all’interno dei propri servizi.

 

In particolare, questa tecnologia è stata adottata sia dalle aziende del Fast Fashion che dalle maggiori case di moda.

Seppur appartengano a fasce diverse del mercato, l’utilizzo dei chatbot diviene per le aziende una valida opportunità per migliorare l’esperienza d’acquisto dei propri consumatori.

 

Tommy Hilfiger è stato uno dei primi brand di moda a dotarsi di un chatbot. Inizialmente questa tecnologia veniva utilizzata soltanto per fornire agli utenti consigli di moda, o coinvolgerli nel dietro le quinte degli spettacoli.

Successivamente, il chatbot è stato programmato anche in modo tale da supportare gli utenti nella consultazione di una nuova collezione. Difatti, il chatbot pone una serie di domande all’utente e sulla base delle risposte seleziona per lui i pezzi più adatti al proprio stile.

 

La trasformazione del chatbot in un vero e proprio personal stylist si rafforza poi con H&M.

La nota azienda del Fast Fashion ha infatti programmato il proprio chatbot in modo tale da suggerire all’utente un intero outfit.

All’utente basterà iniziare una conversazione con il risponditore automatico, nominando un semplice capo d’abbigliamento. Intorno a questo oggetto, il chatbot creerà un look completo.

A questo punto sarà il consumatore a rispondere, valutando in modo positivo o negativo l’abbinamento di moda che gli è stato proposto.

 

 

Chatbot e fashion: i vantaggi per l’utente

 

Le aziende di moda, che hanno implementato i chatbot nella loro strategia, godono della possibilità di migliorare l’esperienza d’acquisto dei propri utenti.

 

Al tempo stesso, anche i consumatori possono trarre diversi vantaggi dall’interazione con questa tecnologia.

Difatti, attraverso le risposte del chatbot alle sue domande, l’utente potrà portare avanti più facilmente e velocemente il processo d’acquisto.

Questa opportunità, inoltre, risulta essere completamente gratuita per l’utente, che non dovrà pagare costi aggiuntivi per interagire con il risponditore automatico.

 

Nel turismo, i chatbot migliorano l’esperienza degli utenti, aiutandoli nel completare le prenotazioni e suggerendo loro nuovi luoghi da visitare.

 

Come le nuove tecnologie hanno cambiato il turismo

Nel corso degli ultimi anni è aumentato l’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito turistico.

 

Il motivo principale di questo cambiamento è la volontà degli utenti di costruire esperienze (ovvero le proprie vacanze) personalizzate, mirate a soddisfare i propri gusti e le proprie esigenze.

 

Nell’organizzare le proprie vacanze non ci si affida più soltanto ai consigli degli amici. Al contrario, si ricercano suggerimenti online e si leggono recensioni su specifiche piattaforme.

 

Al tempo stesso, le nuove tecnologie facilitano anche l’organizzazione delle proprie vacanze, permettendo all’utente di trovare le informazioni di cui ha bisogno in modo semplice ed efficiente.

 

 

Cosa sono i chatbot e come funzionano

I chatbot sono una forma di Intelligenza Artificiale, programmati per costruire  una conversazione con il proprio interlocutore.

Questo dialogo si compone di domande e risposte e cerca dunque di seguire il normale andamento di una conversazione tra esseri umani.

 

Questo risultato è possibile perché la maggior parte dei chatbot sono programmati per processare il linguaggio naturale, utilizzato dalle persone nella vita quotidiana.

 

Il chatbot è costruito per rielaborare i dati che riceve sottoforma di domanda.

A partire da questo, viene ricostruito il contesto e l’intento della domanda e, sulla base dell’addestramento ricevuto, il chatbot è programmato per dare una risposta.

 

 

Come i chatbot possono essere utilizzati nel turismo: due tipologie d’uso

L’utilizzo dei chatbot si sta rapidamente diffondendo all’interno dell’ambito turistico, perché permettono di risolvere problemi di varia natura.

 

In linea generale, è possibile identificare due tipologie di chatbot per il turismo:

chatbot da viaggio, che diventa un vero e proprio compagno di avventura, al quale rivolgere domande ben precise, inerenti ad esempio i principali luoghi da visitare, o i ristoranti dove mangiare;

 

chatbot che facilitano la prenotazione di hotel, voli o luoghi da visitare. In questo caso, il chatbot, garantendo all’utente risposte rapide e a costo zero, migliora anche il processo di Customer Service.

 

Ovviamente, il chatbot non deve appartenere rigorosamente alla prima o alla seconda categoria. Al contrario, sono anche possibili degli ibridi, ovvero chatbot che assolvono entrambi gli scopi descritti.

 

In entrambi i casi, inoltre, il chatbot è progettato per elaborare la domanda dell’utente che, in poco tempo, otterrà un’utile risposta alle sue domande. Questo semplificherà anche l’organizzazione del viaggio e delle mete da visitare.

 

Immagine di Jan Vašek da Pixabay

 

Come i chatbot entrano nel settore alberghiero durante le diverse fasi della vacanza

Organizzare la propria vacanza non significa soltanto scegliere una destinazione privilegiata, ma comprende anche la prenotazione di alberghi e luoghi da visitare.

 

I chatbot sono programmati per facilitare anche questi compiti stressanti e spesso noiosi.

Difatti, gli utenti possono porre al chatbot domande ben precise, ottenendo soluzioni tempestive in grado di sciogliere i loro dubbi.

 

Nello specifico, nel settore alberghiero i chatbot vengono utilizzati per esigenze diverse prima durante e dopo la vacanza.

 

Prima della vacanza, i chatbot diventano una vera e propria interfaccia dell’albergo. Elaborano le domande degli utenti, offrono soluzioni ai loro problemi e li guidano con successo verso la prenotazione di una stanza.

 

Durante la vacanza, i chatbot diventano invece delle guide turistiche, essendo programmati per offrire utili consigli, come i luoghi da visitare durante la permanenza.

 

Dopo la vacanza, i chatbot sono invece in grado di raccogliere le recensioni degli utenti, rappresentando una modalità meno invasiva rispetto a mail o chiamate di follow-up da parte dello staff.

 

Sulla base di questo emerge come i chatbot si affianchino ai lavoratori e agli strumenti già impegnati nelle attività di assistenza clienti, migliorando l’intero processo di Customer Service.

 

Nello specifico, il Customer Service è un concetto di marketing e fa riferimento:

– all’insieme di relazioni che intercorrono tra l’azienda e il cliente che si avvicina al prodotto/servizio, o che ha già completato l’acquisto;

– alla capacità dell’azienda di rispondere alle domande dei clienti, agevolando l’acquisto del prodotto/servizio, o migliorandone l’utilizzo da parte del consumatore.

 

 

I vantaggi dell’utilizzo dei chatbot nel settore turistico e alberghiero

L’utilizzo dei chatbot nel settore turistico e alberghiero permette di migliorare il processo di Customer Service e di creare una migliore esperienza per l’utente.

 

Difatti, il turista o ospite ha la possibilità di ricevere una riposta tempestiva e soprattutto nell’esatto momento in cui ne ha bisogno.

 

Nello specifico:

– Il chatbot è attivo 24/7. Di conseguenza, offre un’assistenza continua all’utente, garantendo una rapida risposta alle sue domande e supportandolo nel raggiungimento del suo obiettivo (prenotare una vacanza, o una camera d’albergo);

 

– Il chatbot è incentrato su algoritmi programmati per apprendere continuamente. Di conseguenza, nel corso del tempo, l’interazione uomo-chatbot migliorerà in modo progressivo.

 

 

Fonti:

  1. Belli, F. Capano e M.I Pascariello (2017), “La città, il viaggio, il turismo: Percezione, produzione e trasformazione”.

I sistemi intelligenti sono programmati per processare i valori numerici e non capiscono i valori o la morale. Con la definizione di criteri e principi, si cerca di responsabilizzare l’Intelligenza Artificiale.

 

Come funziona l’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale è programmata per svolgere un compito ben preciso in modo veloce ed efficiente, alleggerendo spesso il lavoro dell’uomo, divenendo per lui un utile alleato.

 

I sistemi intelligenti sono ad esempio in grado di analizzare una ingente mole di informazioni e di documenti, estrapolando da essi i dati essenziali o individuando particolari correlazioni. Ovviamente, anche l’essere umano è in grado di raggiungere questo risultato, ma con maggiore sforzo e tempo impiegato.

 

L’Intelligenza Artificiale è incentrata su specifici algoritmi, elaborati per fare in modo che un certo incarico venga svolto dal sistema.

Di conseguenza, le macchine intelligenti sono programmate per prendere una decisione utilizzando uno schema ben preciso e basandosi su informazioni chiare e obiettive.

 

Si aprono dunque diversi interrogativi sulla morale e l’etica dell’Intelligenza Artificiale e su come i sistemi intelligenti possano essere responsabilizzati.

 

 

Etica: un concetto sfuggente, non facilmente definibile

L’Intelligenza Artificiale è programmata per risolvere un problema in modo razionale, fornendo una risposta logica attraverso l’elaborazione delle informazioni a disposizione.

 

Nella vita quotidiana emergono però situazioni che è difficile valutare in modo univoco.

Ci sono concetti che non è semplice razionalizzare, o definire. Ad esempio, è complesso descrivere le caratteristiche che una condotta deve avere per essere ritenuta etica.

 

L’essere umano affronta spesso l’incertezza affidandosi all’istinto. Al contrario, i sistemi intelligenti si trovano di fronte a un bivio e la soluzione da loro offerta potrebbe risultare erronea, o distorta.

 

 

L’Intelligenza Artificiale non è obiettiva

Per le sue capacità e potenzialità, l’Intelligenza Artificiale viene spesso supposta come un sistema infallibile e neutrale.

Questa credenza nasce da una errata convinzione: l’A.I prende le decisioni basandosi su elementi razionali e non su emozioni, quindi le sue scelte sono obiettive.

 

In realtà, i sistemi intelligenti sono spesso poco trasparenti ed è quindi difficile capire su quale base i dati vengano discriminati.

 

 

Le distorsioni dell’Intelligenza Artificiale: discriminazione e razzismo

L’Intelligenza Artificiale è fortemente influenzata dal tipo di informazioni utilizzate per programmare il sistema.

Di conseguenza, se i dati sono affetti da errori (magari legati ai pregiudizi del programmatore), o a distorsioni storiche, culturali o sociali, il sistema prenderà decisioni sbagliate.

 

Una ricerca del 2017 ha dimostrato come l’Intelligenza Artificiale possa prendere delle decisioni razziste e discriminatorie.

 

Una premessa: i sistemi intelligenti utilizzano un approccio statistico. Di conseguenza, leggono le parole attribuendo loro un significato positivo o negativo a seconda dei termini che, in genere, accompagnano queste parole.

 

Nella ricerca è emerso che l’Intelligenza Artificiale associava nomi di persona europei a termini positivi, mentre i nomi africani venivano associati a espressioni negative.

 

Di conseguenza, nell’utilizzo dei sistemi intelligenti nei processi di selezione, potrebbe accadere che l’Intelligenza Artificiale (spesso utilizzata per una prima scrematura) finisca per scriminare le candidature a favore dei nomi più europei.

 

L’Intelligenza Artificiale inizia però ad essere utilizzata anche in ambito bancario. Quindi, per lo stesso principio, il sistema potrebbe essere più propenso a concedere un prestito, o a un mutuo ad una persona con un nome europeo.

 

 

I criteri da rispettare per progettare un’Intelligenza Artificiale etica

Secondo Nick Bostrom, professore della facoltà di Filosofia ad Oxford, l’Intelligenza Artificiale per essere etica, deve rispettare alcuni criteri:

gli algoritmi devono essere trasparenti, ovvero facilmente ispezionabili.

Questo permetterebbe di capire perché l’Intelligenza Artificiale ha preso una determinata decisione dinanzi a una richiesta, o un problema;

 

gli algoritmi devono essere prevedibili, ovvero accompagnati da una chiara spiegazione dei loro risultati;

 

i sistemi intelligenti devono essere sicuri, ovvero non devono essere manipolabili da terzi con intenzioni malevole

 

definire chiaramente il referente di un certo sistema intelligente, in modo tale da avere un chiaro punto di riferimento al quale rivolgersi in caso di problemi.

 

Intelligenza artificiale etica

Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

 

I principi della Commissione europea per un’Intelligenza Artificiale etica

La Commissione europea ha pubblicato un codice etico per l’Intelligenza Artificiale.

Nel documento si sottolinea la necessità di un approccio antropocentrico all’A.I. Questo significa che i sistemi intelligenti vengono individuati come un mezzo attraverso il quale migliorare il benessere dell’uomo.

 

Infatti, i sistemi intelligenti vengono identificati come un importante strumento per affrontare sfide attuali e globali, come la salute e i cambiamenti climatici.

 

A questo proposito, la Commissione europea ha identificato sette principi che l’Intelligenza Artificiale deve rispettare per essere etica e affidabile:

azione e sorveglianza umana: i sistemi intelligenti devono supportare l’uomo nella vita quotidiana e non ridurne l’autonomia;

robustezza e sicurezza: gli algoritmi devono essere sicuri e affidabili;

riservatezza e governance dei dati: i cittadini devono essere consapevoli dei dati condivisi e utilizzati. Bisogna inoltre evitare che queste informazioni vengano utilizzate per lederli;

trasparenza: tracciabilità dei sistemi intelligenti;

diversità, non discriminazione ed equità: i sistemi intelligenti devono essere accessibili a tutti;

benessere sociale e ambientale: l’AI dovrebbe supportare la sostenibilità e la responsabilità ecologica;

accountability: ovvero garantire la responsabilità dell’AI e dei risultati prodotti.

 

 

Tradurre l’etica in algoritmo: nasce l’Algor-Etica

L’Intelligenza Artificiale è una nuova tecnologia dalle grandi potenzialità e in rapido sviluppo, costretta a scontrarsi con una società che si muove più lentamente.

 

I sistemi intelligenti sono programmati per prendere le loro decisioni utilizzando valori numerici.

Di conseguenza, bisogna trasformare anche l’etica in qualcosa di comprensibile per l’Intelligenza Artificiale.

 

Si apre dunque il filone dell’algor-etica, basata sull’idea di poter tradurre valori e principi in linguaggio binario.

 

Così facendo, in particolari situazioni l’Intelligenza Artificiale potrebbe vacillare e una decisione verrebbe presa grazie all’intervento umano.

 

 

Fonti:

Bostrom N. (2011), The Ethics of Artificial Intelligence.

L’Intelligenza Artificiale è progettata per processare le richieste degli avvocati, aumentando la qualità garantita al cliente e riducendo i costi da lui sostenuti. 

 

Le nuove tecnologie applicate agli studi legali: il Legal Tech

L’espressione Legal Tech sintetizza l’utilizzo delle nuove tecnologie (tra cui l’Intelligenza Artificiale) negli studi legali.

 

L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale permette agli avvocati di migliorare la gestione della mole di documenti, utilizzati per i singoli casi affrontati.

 

Le nuove tecnologie supportano dunque il lavoro degli studi legali, facilitando uno svolgimento più efficiente della professione forense, di cui ovviamente il cliente beneficerà.

 

 

L’Intelligenza Artificiale negli studi legali: applicazioni pratiche

L’Intelligenza Artificiale applicata agli studi legali permette di automatizzare processi e attività ripetitive e di aumentare la qualità delle consulenze legali.

 

Nello specifico, sono diverse le attività che le macchine intelligenti possono svolgere nel settore forense:

attività di ricerca, semplificando l’indagine di una determinata legge o normativa all’interno di un corpus molto ampio e sempre in mutamento;

 

analisi predittiva, individuando l’esistenza di eventuali correlazioni o punti in comune tra casi diversi (ad esempio appartenenti ad anni differenti);

 

redazione e revisione di documenti legali sulla base di un’analisi approfondita di atti e contratti simili;

 

due intelligence, ovvero individuazione di anomalie all’interno di contratti;

 

supporto amministrativo, utilizzando i bot per organizzare appuntamenti, o rispondere a mail e telefonate.

 

intelligenza artificiale studi legali

Immagine di Rawpixel da Pexels

 

Il caso Ross: un esempio concreto dell’utilizzo dell’A.I nella consulenza legale

Un concreto esempio dell’Intelligenza Artificiale al servizio degli studi legali è Ross.

Ross è una forma di A.I progettata da un team di ingegneri e avvocati e mira a semplificare lo svolgimento della professione forense.

 

Questa macchina intelligente è infatti in grado di rispondere ad una precisa domanda elaborata da un avvocato, impegnato ad esempio nell’analisi di un caso legale.

 

L’elaborazione del risultato viene raggiunta attraverso tre passaggi:

1) comprensione del testo, utilizzando un algoritmo proprietario di tipo NLP (Natural Language Processing), Ross è in grado di processare il linguaggio umano, comprendendo quanto gli viene richiesto;

 

2) recupero delle informazioni, ovvero delle parti del corpus normativo, simili alle espressioni utilizzate nel testo della domanda;

 

3) classificazione delle informazioni estratte in ordine di rilevanza e pertinenza rispetto alla domanda posta all’Intelligenza Artificiale.

 

 

I rischi dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli studi legali

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale negli studi legali non è libera da criticità.

 

I principali nodi da sciogliere riguardano:

– la privacy dei dati, in quanto l’Intelligenza Artificiale necessita di grandi quantità di dati per rispondere in modo efficiente alle domande degli avvocati.

I dati dei clienti dovranno essere, dunque, adeguatamente protetti dagli studi legali per evitare che le informazioni sensibili vengano distorte da terzi malintenzionati.

 

– l’etica legale e dunque, come sarà possibile responsabilizzare i sistemi intelligenti.

Difatti, la professione legale è regolamentata dal Codice Deontologico Forense, costituito da una serie di norme di comportamento, che l’avvocato è tenuto a rispettare nel rapportarsi con il cliente.

Tuttavia, all’interno del Codice Deontologico non sono ancora riportati chiari riferimenti all’Intelligenza Artificiale o alle nuove tecnologie, producendo un vuoto normativo.

 

intelligenza artificiale studi legali

Immagine di Snapwire da Pexels

 

I benefici dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per fornire servizi legali

L’utilizzo di sistemi intelligenti all’interno della professione legale genera una situazione di win-win, ovvero di una situazione in grado di soddisfare sia lo studio legale quanto i clienti.

 

Attraverso i sistemi intelligenti gli avvocati potranno compiere il loro lavoro in modo più efficiente, individuando in modo più veloce eventuali connessioni tra casi precedenti o anomalie all’interno dei documenti.

 

Una maggiore precisione nello svolgimento delle mansioni legali si traduce anche in risultati efficienti, ovvero più rapidi.

Di conseguenza, diminuiranno anche i costi che il cliente deve sostenere per la consulenza, senza che la qualità del servizio ne risenta.

 

 

L’Intelligenza Artificiale e gli avvocati: complementarietà e non sostituzione

I sistemi intelligenti sono in grado di individuare in modo rapido leggi, o correlazioni all’interno del corpus normativo.

 

Nonostante le preoccupazioni, l’Intelligenza Artificiale non sostituirà mai completamente gli avvocati.

 

Come evidenziato nel Report “AI: The new wave of legal services”, l’A.I sarà complementare al consulente legale, diventando un utile strumento di supporto in grado ridurre il costo delle prestazioni dell’ufficio legale, aumentando la qualità del servizio.

 

Inoltre, i sistemi intelligenti e gli esseri umani presentano caratteristiche differenti, che non li rendono interscambiabili.

Difatti, rispetto all’avvocato, l’Intelligenza Artificiale manca dell’empatia necessaria per rapportarsi al cliente, soprattutto in alcune delicate fasi della consulenza legale.

 

 

Che cos’è l’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale è programmata per pensare e risolvere problemi come un essere umano.

 

Gli algoritmi alla base dell’Intelligenza Artificiale possono essere addestrati.

Questo significa che l’A.I, svolgendo sempre lo stesso incarico, migliora la sua capacità di svolgere la mansione per cui è stata progettata.

 

L’Intelligenza Artificiale è pianificata per risolvere un problema in modo efficiente, arrivando a un risultato concreto in breve tempo.

 

A seconda degli algoritmi disegnati, l’Intelligenza Artificiale è in grado di entrare e di adattarsi a qualsiasi settore.

Anche gli studi legali stanno ristrutturando i propri servizi sfruttando le potenzialità delle macchine intelligenti, che diventano un utile supporto per la professione forense.

 

 

Fonti:

Morelli C., Tutto quello che c’è da sapere sulla Intelligenza Artificiale nello studio legale, Altalex.

L’Intelligenza Artificiale è progettata per ascoltare e rispondere alle esigenze del consumatore, contribuendo alla creazione di esperienze d’acquisto personalizzate.

 

L’Intelligenza Artificiale è stata progettata per facilitare l’adozione di un approccio di marketing one-to-one (ovvero centrato sul cliente), permettendo alle aziende di ascoltare in modo attivo le necessità del proprio consumatore.

 

L’utilizzo di chatbot, o di sistemi di raccomandazione, permette alle aziende di definire percorsi d’acquisto coinvolgenti e strutturati sui bisogni del consumatore.

 

Nel complesso questo agevola la costruzione di una positiva Customer Experience, generando un sentimento positivo nel consumatore, che può portare (nel lungo periodo) ad una sua fidelizzazione all’azienda.

 

 

Cos’è l’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale fa parte della Computer Science e riguarda la creazione di sistemi intelligenti in grado di svolgere uno o più incarichi in modo puntuale ed efficiente.

 

Attraverso l’Intelligenza Artificiale è possibile dare piena attenzione a tutti i diversi bisogni del consumatore, costruendo una soddisfacente esperienza d’acquisto.

 

Questo risultato viene ottenuto in quanto attraverso le macchine intelligente è possibile automatizzare le mansioni ripetitive legate alla gestione dei clienti, abbattendo i costi senza però ridurre la qualità del proprio servizio.

 

 

Come l’Intelligenza Artificiale può essere applicata al marketing: intervenire nelle fasi Customer Journey

L’ascolto del consumatore non implica soltanto il prendere in considerazione le sue eventuali lamentale intorno al funzionamento di un prodotto.

Al contrario, significa prendere in considerazione tutte le sue necessità, partendo dal momento in cui il consumatore percepisce una mancanza e si adopera per soddisfare questo bisogno.

 

Nello specifico, in marketing, questo percorso, compiuto dal consumatore per arrivare all’acquisto di un determinato prodotto o servizio (partendo da un bisogno), prende il nome di Customer Journey.

 

Il Customer Journey è composto da 5 fasi:

1) Presa di consapevolezza di una mancanza, che si traduce in un bisogno e dunque nella ricerca di un prodotto o servizio in grado di colmare questo stato di insoddisfazione;

2) Costruzione del consideration set, ovvero dei diversi prodotti disponibili sul mercato, in grado di colmare la mancanza percepita dal consumatore;

3) Valutazione delle alternative, ricercando ulteriori informazioni sui prodotti o servizi presi in considerazione;

4) Acquisto del prodotto, o del servizio;

5) Esperienza post-acquisto, che implica l’utilizzo del prodotto o servizio e la valutazione della capacità del bene di soddisfare le aspettative e i bisogni del consumatore.

 

L’Intelligenza Artificiale è progettata in modo tale da poter ottimizzare alcune di queste fasi.

 

Frequentemente l’utente, durante la fase di ricerca delle informazioni (in modo da costruire il proprio consideration set, o valutare in modo più schematico diverse alternative) si ritrova a gestire una consistente mole di informazioni.

L’utilizzo di un chatbot potrebbe dunque facilitare la ricerca di informazioni, dando al consumatore la possibilità di trovare in modo rapido quanto sta cercando.

 

I chatbot sono un utile interlocutore per il cliente anche dopo l’acquisto del prodotto, ottenendo un’immediata risposta ad eventuali dubbi o lamentele.

 

ai-customer experience

Immagine di rawpixel da Pixabay

 

Cos’è la Customer Experience

Al concetto di Customer Journey si lega quello di Customer Experience.

 

La Customer Experience è l’insieme delle esperienze e delle emozioni provate dal consumatore nelle diverse fasi del Customer Journey.

 

Queste esperienze si strutturano nel consumatore attraverso le interazioni dirette e indirette che egli ha con l’azienda durante il percorso d’acquisto.

 

Per interazioni dirette si intendono tutti i contatti reali avuti con l’azienda, ad esempio con il personale all’interno del punto vendita.

 

Per interazioni indirette si fa riferimento a quei contatti avuti con l’azienda senza che vi fosse un reale dialogo con l’azienda, ad esempio vedendo una pubblicità, oppure attraverso il passaparola (ovvero attraverso raccomandazioni di terzi).

 

 

Come costruire una positiva esperienza d’acquisto

Secondo la letteratura di marketing, una Customer Experience positiva è il risultato di alcuni elementi:

– capacità dell’azienda di soddisfare il cliente attraverso un prodotto o servizio in grado di colmare il bisogno del consumatore;

– disponibilità dell’azienda ad interagire con il consumatore, risolvendo eventuali dubbi o interrogativi;

– costruzione di una esperienza coinvolgente sfruttando tutti i diversi punti di contatto (dal punto vendita al sito online).

 

Una ricerca condotta da KPMG ha evidenziato i sei pilastri di un’eccellente Customer Experience:

1) Personalizzazione, dimostrando al consumatore di aver compreso i suoi bisogni e di aver strutturato l’intera esperienza sulla base di queste mancanze;

2) Integrità, dimostrando dunque al cliente di essere degni della sua fiducia;

3) Incontrare e addirittura superare le aspettative del consumatore;

4) Risoluzione di problemi, sorti eventualmente nel corso dell’esperienza;

5) Empatia, ovvero mostrare al consumatore di aver compreso le sue esperienze e necessità;

6) Rimuovere gli ostacoli che possono frapporsi tra il consumatore e il suo obiettivo (in questo caso, soddisfare una mancanza).

 

 

Come migliorare la Customer Experience con l’Intelligenza Artificiale

Nelle sue diverse forme, l’Intelligenza Artificiale è progettata per aiutare le aziende nell’ascoltare i propri clienti, arrivando a creare nel consumatore positive esperienze ed emozioni nel corso del processo d’acquisto.

 

Per raggiungere questo risultato, un’azienda può:

implementare un chatbot, ovvero di un risponditore automatico, in grado di simulare una reale conversazione con il proprio interlocutore.

L’utilizzo di un chatbot permette, inoltre, all’azienda di costruire un efficiente Customer Service, assistendo il cliente 24/7, risolvendo eventuali dubbi o interrogativi;

 

– definire un assistente virtuale, che può semplificare il processo d’acquisto, permettendo al consumatore di individuare più velocemente il prodotto o servizio adatto alle sue esigenze;

 

– costruire un sistema di raccomandazione che, elaborando i dati inerenti le abitudini e i comportamenti d’acquisto del consumatore, è in grado di consigliare prodotti o servizi correlati ad acquisti precedenti.

 

 

Perché ottimizzare le esperienze d’acquisto con l’Intelligenza Artificiale

L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale permette alle aziende di costruire esperienze di acquisto personalizzate sulla base dei bisogni e delle esigenze del consumatore.

 

In questo modo, l’azienda adotta un approccio di marketing centrato sul consumatore, non trattato come una semplice fonte di profitto, ma ascoltato attivamente in tutte le sue necessità, alle quali è possibile rispondere in modo rapido ed efficiente.

 

Ascoltare i propri clienti, coinvolgerli e rispondere alle loro domande permette di costruire nel consumatore delle emozioni positive, che aumenteranno le possibilità di acquisto, di reiterazione dell’acquisto e di fidelizzazione verso l’azienda.

 

L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale definisce una situazione di win-win (ovvero di reciproco vantaggio):

– l’azienda ha la possibilità di ridurre i costi sostenuti per i servizi di assistenza e di supporto, senza inficiare sulla loro qualità;

– il consumatore si sentirà ascoltato e troverà rapida soluzione ai suoi problemi.

 

 

 

Fonti:

Sharma A., How marketers are using chatbots to increase sales, “Chatbots Life”.

Thiel W., The role of AI in Customer Experience, “Pointillist”.

Con l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella gestione dei patrimoni possiamo dire addio ai tradizionali servizi di Wealth Management. I consumatori potranno usufruire di prestazioni semplici, veloci ed efficienti con l’utilizzo di chatbot, robot e macchine intelligenti.

 

Con la creazione di macchine intelligenti, l’intelligenza artificiale sta cambiando le gestioni dei grandi patrimoni, grazie alla sua capacità di risoluzione di problemi autonoma ed efficiente.

 

Le macchine sono in grado di analizzare e isolare i Big Data più rilevanti in brevissimo tempo e facilitare il processo di decision making.

 

Per il Wealth Management l’introduzione dell’AI è un’opportunità, non solo per la gestione e analisi dei Big Data, ma anche per migliorare le relazioni con la clientela e facilitare le operazioni di gestione e consulenza pre e post-vendita.

 

Inoltre, con l’intelligenza artificiale, il Wealth Management non avrà più un target ristretto di clientela, ma potrà espandere il proprio ambito di attività ai Millennials.

 

Cos’è il Wealth management

 

Il Wealth Management comprende tutti quei servizi di alta qualità che riguardano la gestione del patrimonio ad un numero limitato di clienti che hanno un patrimonio consistente ed esigenze in continua evoluzione nel tempo.

 

In particolare, il Wealth management si occupa della protezione del patrimonio nel tempo e obiettivi di investimento futuri.

 

La principale attività del wealth management è la gestione del risparmio. Il servizio di gestione del risparmio, a sua volta, si divide in due servizi ben definiti:

 

  • La consulenza sulla scelta degli investimenti, ovvero la fase di pianificazione in cui un consulente consiglia gli strumenti finanziari più adeguati al cliente.

 

  • La gestione del portafoglio, il quale racchiude tutta l’attività di acquisto titoli sui mercati finanziari per conto del cliente.

 

AI e Wealth Management

 

Il Wealth management si afferma oggi come una naturale evoluzione del private and investment banking. Quest’evoluzione è stata dettata dalle crescenti esigenze della clientela e al conseguente peso dei servizi richiesti, in particolar modo della consulenza.

 

La macchina intelligente è in grado di gestire le normali attività amministrative di back-office, dal marketing alla gestione degli investimenti.

 

Con l’AI, i nuovi sistemi di comunicazione tra intermediari e clienti costituiscono un fattore rilevante nel rapporto consulente-cliente.

 

I consulenti, grazie all’AI, possono espandere le loro attività e servire i loro clienti in maniera efficace aumentando la loro produttività gestendo al meglio il flusso di lavoro quotidiano.

 

Raccogliere e comprendere le esigenze complesse dei clienti, proporre soluzioni basate sullo storico del cliente, e spiegare concetti complessi riferiti al proprio cliente, sono le principali attività di un consulente AI adoperate nella consulenza patrimoniale.

 

Un altro fattore a favore dell’AI, nella gestione dei patrimoni, è l’espansione del Wealth Management ai Millenials. Essi sono nativi Digital e per loro la tecnologia deve essere alla base di qualsiasi attività. Con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, il Wealth Management sta interessando anche le nuove generazioni.

 

Inoltre, i Millennials, a differenza delle generazioni precedenti, danno più valore all’esperienza che al profitto e non considerano il denaro l’unico fattore di successo. La loro visione di un mondo sostenibile e la loro tendenza ad investire in aziende che agiscono in modo socialmente responsabile ha aperto nuove sfide per il Wealth Management.

 

I cambiamenti climatici, demografici e l’aumento del Digital sul posto di lavoro sono alcuni dei molteplici fattori che hanno portato ad una trasformazione dei modelli tradizionali di wealth management.

 

Sebbene il wealth management sia un servizio che può essere fruito solo da detentori di grandissimi patrimoni (500.000 euro di base), oggi le innovazioni tecnologiche permettono di abbattere i costi superflui e di offrire un servizio altamente specializzato anche alle persone con patrimoni inferiori ai 100.000 euro.

 

Wealth Management e FinTech

 

AI, chatbot e robot sono le tecnologie Fintech che stanno cambiando il mercato finanziario e in particolare del Wealth Management.

 

Il Wealth Management si affida ad aziende fintech, introducendo le loro soluzioni innovative che utilizzano l’intelligenza artificiale e la robotica, per ridurre i costi e agevolare le operazioni ai consumatori nel post-sales e customer care; con l’intelligenza artificiale i consumatori possono gestire il loro denaro in modo semplice, veloce ed efficace.

 

Diminuzione dei costi di archiviazione, gestione e analisi dei dati sono il principale motivo per il quale gli istituti finanziari si affidano ad aziende fintech.

 

I benefici dell’intelligenza artificiale nel wealth management

 

AI e machine learning apportano vantaggi ai manager e consulenti finanziari in tre particolari aree:

 

  • Gestione e analisi dei Big Data: grazie all’intelligenza artificiale, i wealth manager possono isolare i Big Data più rilevanti per facilitare e ridurre i tempi di decision making.

 

  • Analisi e previsione dell’andamento di mercato: la capacità dell’AI di prevedere le tendenza di mercato facilita le operazioni di decision making dei manager e consulenti finanziari.

 

  • Gestione del rischio: L’intelligenza artificiale ha la capacità di rilevare e reagire ai primi segni di volatilità del mercato permettendo ai manager e consulenti finanziari di rispondere più velocemente della concorrenza e migliora le attività a rischio e strategie di copertura.

 

Se i Private Banker tradizionali hanno gestito le esigenze dei clienti e garantito un livello di servizio elevato attraverso le relazioni personali,, la digitalizzazione dei servizi di gestione del patrimonio non le sostituisce, ma le migliora accelerando i processi e utilizzando i dati dei clienti per prevedere con precisione ciò che sarà più vicino ai loro bisogni nel prossimo futuro.

 

L’AI è in grado di aiutare le aziende Wealth a massimizzare il loro potenziale raccomandando le Next Best Actions, aumentare la produttività, e migliorare la qualità delle esperienze e relazioni con i clienti, permettendo a quest’ultimi di ricevere un servizio sempre più specifico e personalizzato.

Fonti: wallstret italia, Moneyfarm , Finscience

Le aziende migliorano la loro relazione con i clienti anche in fase post vendita grazie all’uso mirato dei chatbot.

 

Durante l’assistenza post vendita, gli utenti si aspettano risposte rapide e in grado di risolvere (o addirittura anticipare) i loro problemi. I chatbot si rivelano un utile strumento per supportare le diverse attività del Customer Service all’interno delle aziende.

 

Non riuscire ad incontrare le aspettative dei clienti può tradursi in diversi scenari negativi:

– mancato acquisto del prodotto (o servizio);

– ricerca di soluzioni alternative, che possono concludersi nell’acquisto di un prodotto/servizio della concorrenza;

– rottura della relazione con il cliente.

 

I consumatori non sono più sottomessi alle aziende, ma si aspettano di essere ascoltati ed essere messi al primo posto. Un efficiente servizio clienti è dunque essenziale.

 

 

L’attuale scenario nell’utilizzo dei chatbot

L’utilizzo dei chatbot per ottimizzare il servizio clienti non è più uno scenario futuro, ma una realtà.

 

A questo proposito, tra i dati più interessanti della ricerca condotta da Invesp emerge:

– il 67% dei consumatori in tutto il mondo ha utilizzato un chatbot (adibito al Customer Service) nel corso dell’ultimo anno;

– il 95% dei consumatori è convinto che a beneficiare dell’utilizzo dei chatbot saranno proprio i potenziali acquirenti;

– il 40% dei consumatori ha come unica preoccupazione quella di ottenere una soluzione ai propri problemi, non interessandosi della provenienza umana, o artificiale dell’aiuto.

 

Chatbot assistenza clienti

Immagine di StockSnap da Pixabay

 

I chatbot: cosa sono e tipologie esistenti

I chatbot sono in grado di simulare una conversazione reale e umana con il proprio interlocutore, attraverso messaggi testuali o vocali.

 

Esistono due tipologie di chatbot:

chatbot rule-based, ovvero bot non basati sull’Intelligenza Artificiale e che reagiscono agli eventi in un certo modo, così come previsto dall’algoritmo;

A.I chatbot, ovvero bot che attraverso il machine learning sono costruiti in modo da capire il contesto e l’intento della domanda che viene loro rivolta.

 

La maggior parte degli A.I chatbot è incentrata sul Natural Language Processing (NLP), ovvero su un’elaborazione informatica del linguaggio naturale (ovvero il linguaggio utilizzato quotidianamente).

Chatbot di questo tipo sono dunque in grado di riconoscere quanto scritto dall’utente e di rispondere ad eventuali interrogativi.

 

Gli A.I chatbot, incentrati sul NLP, non sono però infallibili: nel caso in cui la domanda dell’utente non riguardasse gli argomenti sul quale il chatbot è stato addestrato, l’utente potrebbe non ricevere risposta.

Questo potrebbe non solo ledere la relazione con l’azienda (a prescindere dalla sua forza), ma anche ridurre la disponibilità del cliente ad entrare nuovamente in contatto con l’azienda.

 

 

Chatbot e Customer Care: perché utilizzare l’A.I nel servizio clienti

I chatbot non sostituiscono i lavoratori impegnati nelle attività di assistenza clienti, ma si affiancano agli strumenti già utilizzati per ottimizzare l’intero processo di post vendita.

 

La maggior parte delle domande, che gli utenti rivolgono al momento dell’assistenza, sono ripetitive, ma richiedono comunque un dispendio di energia e di tempo da parte dell’operatore che interagisce con l’utente.

 

I chatbot possono essere utilizzati per gestire queste domande ripetitive.

L’adozione di questa tecnologia permette dunque di assegnare altri incarichi al lavoratore, utilizzandolo dove è davvero necessario, ovvero in altre fasi e momenti del processo di fidelizzazione del cliente.

 

Questo permette all’azienda di ridurre i costi, ma esistono altri benefici che un’azienda può ricevere dall’integrare i chatbot all’interno del proprio processo di Customer Service:

 

– garantire un servizio clienti attivo 24/7, offrendo all’utente un’assistenza continua e senza interruzioni, fornendo risposte rapide nell’esatto momento in cui queste sono richieste dal cliente;

apprendimento continuo del chatbot, che si traduce in un miglioramento progressivo delle sue prestazioni nell’interagire con il cliente;

personalizzazione dell’esperienza di consumo (customer experience), potendo impiegare i chatbot in conversazioni one-to-one, che restituiscono al cliente un’esperienza di servizio post vendita interamente costruita sui suoi bisogni e sulle sue richieste.

 

 

Le caratteristiche di un buon servizio clienti

Per sviluppare un efficiente Customer Service è necessario implementare alcuni fattori:

 

1) Costruire e formare un team adatto alla gestione dell’assistenza clienti e in grado di relazionarsi con i clienti.

I membri del gruppo di lavoro devono condividere alcuni tratti interpersonali:

– capacità di comprendere con quale tipologia di clienti si ha a che fare e come si può rispondere nel modo migliore ai loro bisogni;

– capacità di adattarsi alle situazioni e di risolvere eventuali problemi;

– capacità di lavorare in un team;

– onestà, ovvero ammettere i propri errori con i clienti, avendo come risultato quello di essere apprezzati per questa espressione di integrità;

 

2) Mettere al centro il cliente, costruendo una relazione bidirezionale con il cliente.

Questo si traduce nel prendere davvero a cuore i problemi dei propri clienti, evitando di considerarli come semplici fonti di profitto;

 

3) Offrire ai clienti una rapida risposta ai loro problemi, generando in loro un sentimento positivo nei confronti del brand o dell’azienda.

 

Customer Service

Immagine di rawpixel da Pixabay

 

Customer Service: cos’è

Il Customer Service (CS) viene definito come l’insieme delle relazioni che intercorrono tra l’azienda e il cliente non solo al momento dell’acquisto del prodotto o del servizio, ma anche dopo il suo utilizzo.

 

Secondo la letteratura accademica di marketing, il Customer Service è qualcosa di intangibile, legato a un insieme di attività aggiuntive che un’azienda fornisce all’acquirente di un prodotto/servizio.

 

 

Customer Service e Customer Care: cosa significano

I concetti di Customer Service e Customer Care vengono spesso confusi tra di loro, nonostante abbiano un significato differente.

 

Il Customer Service ha come principale obiettivo quello di rispondere alle domande dei clienti.

Queste domande possono riguardare diverse fasi di approccio del cliente al prodotto/servizio:

– il consumatore può avere delle domande prima di completare l’acquisto (e rispondere a questi interrogativi significa agevolare l’acquisto finale del bene da parte del cliente);

 

– il cliente può avere degli interrogativi una volta completato l’acquisto. Rispondere a questi quesiti significa permettere all’utente di utilizzare il prodotto nel migliore dei modi, garantendo la sua massima prestazione.

Nel lungo periodo un cliente, più volte soddisfatto dal prodotto dell’azienda, si traduce in un consumatore fedele e leale.

 

Il Customer Care va oltre le relazioni del consumatore con l’azienda nel momento precedente o successivo all’acquisto del bene/servizio.

Il Customer Care ha alla base l’attenzione per il cliente e si traduce, dunque, in un continuo processo di ascolto dei bisogni e dei problemi del consumatore in modo da costruire una relazione più profonda.

 

 

Quali sono i benefici del Customer Service

Un buon processo di assistenza clienti è in grado di incrementare la Customer Satisfaction, ovvero la soddisfazione di un cliente nei confronti di un prodotto/servizio acquistato.

 

Come evidenziato dalla letteratura accademica, la soddisfazione di un cliente (e dunque la Customer Satisfaction) implica la capacità dell’azienda, o del singolo brand, di incontrare le aspettative dei clienti.

 

Il Customer Service, inoltre, garantisce al cliente una serie di attività aggiuntive (tangibili o intangibili), come ad esempio la garanzia dopo l’acquisto o la consegna gratuita del prodotto acquistato.

Nel complesso, queste attività (che nel loro insieme compongono il Customer Service) incrementano il valore ricevuto e percepito dal consumatore.

 

Questo porterà il cliente:

– a reiterare l’acquisto (scegliendo di nuovo quel prodotto o quella specifica marca dopo un certo periodo di tempo);

– a essere disposto a spendere di più per acquistare quel brand o prodotto, in virtù dei benefici aggiuntivi che gli vengono garantiti.

Con l’A.I misuri le tue hard skills e soft skills per verificare quanto la tua professione è in linea con le offerte di lavoro.

L’Intelligenza Artificiale, temuta ed evitata, si rivela, alla luce delle nuove prospettive tecnologiche, una valida alleata nella ricerca attiva del lavoro.

 

Grazie all’immediata scansione delle parole chiave relative alle hard skills  e soft skills, presenti nel proprio CV o profilo professionale, l’A.I. svela l’indice di occupabilità così come richiesto dalle più importanti aziende e imprese Tech.

 

A introdurre recentemente, tra gli altri questa funzionalità avanzata di autovalutazione del proprio indice di occupabilità è stato il progetto online PHDY, creato dal gruppo Adecco in collaborazione con Microsoft.

 

Prima ancora hanno inserito un processo analogo di valutazione seppure meno evidente,  anche la piattaforma Linkedin (non a caso di proprietà di Microsoft) e Google Hire usato però dai recruiter.

 

 

Autovalutarsi: il primo passo verso la ricerca del lavoro giusto

La necessità di autovalutare le proprie competenze professionali è un deciso passo avanti nella ricerca di un nuovo lavoro o nel miglioramento della posizione lavorativa.

 

Autovalutarsi significa prendere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza; significa capire le proprie competenze, ma anche prendere coscienza del mancato (o scarso) sviluppo, durante il percorso scolastico e le diverse mansioni lavorative, di conoscenze utili per ricoprire una certa posizione lavorativa.

 

Nel momento in cui si prende consapevolezza del gap formativo che impedisce di crescere in una determinata posizione lavorativa o di trovare lavoro, si mette in campo una strategia di recupero delle competenze necessarie.

 

Una volta conclusa la propria autovalutazione, le difficoltà per il professionista non sono finite qui.

Durante la fase di ricerca attiva di un impiego, come scegliere tra le centinaia (o anche migliaia) di annunci di lavoro quello più pertinente con le proprie competenze?

 

Ricerca lavoro AI

Immagine di Free-Photos da Pixabay

 

Che cos’è l’indice di occupabilità e come viene rilevato dall’A.I

Attraverso l’Intelligenza Artificiale è possibile stimare l’indice di occupabilità del lavoratore, ovvero quanto le competenze del lavoratore siano in linea con le hard skills e soft skills richieste per una certa figura professionale.

 

Nello specifico:

– le hard skills sono tutte quelle competenze o conoscenze acquisite durante la scuola, corsi di perfezionamento o con l’esperienza (data dallo svolgimento di una certa mansione lavorativa);

– le soft skills sono invece tutte quelle competenze trasversali, in genere non acquisite durante il percorso scolastico o lavorativo, ma innate e legate alla sfera interpersonale del singolo, ovvero come questo si rapporta agli altri.

 

Di conseguenza, il lavoratore può capire se è adatto per una certa posizione lavorativa, o quali competenze deve sviluppare per proporsi per una certa mansione.

 

 

L’intelligenza artificiale sponsorizza la meritocrazia

 L’A.I non è più soltanto una tecnologia al servizio delle imprese, dove viene ad esempio utilizzata dagli addetti alle risorse umane durante i processi di recruiting, automatizzando i diversi processi ripetitivi della mansione.

 

Al contrario, questa tecnologia diviene accessibile e alla portata di tutti.

 

La valutazione delle competenze attraverso l’analisi dell’intelligenza artificiale si presenta oggettiva e scevra da bias umani che potrebbero inficiare la futura assunzione: insomma, si preannuncia lo sviluppo consistente della meritocrazia.

 

L’Intelligenza Artificiale quindi non è più una minaccia nei confronti dei lavoratori, ma diviene un valido strumento che può supportare il professionista (lavoratore o recruiter) nella ricerca del candidato giusto o dell’impresa giusta.

 

 

Perché i recruiter usano l’A.I

Il lavoro degli addetti alle risorse umane, i recruiter e gli HR, è caratterizzato da mansioni e processi ripetitivi, che attraverso l’Intelligenza Artificiale possono essere automatizzati.

Questi processi sono:

– la ricerca dei candidati, che possono essere rintracciati attraverso siti online per il lavoro e social media, ma questo richiede ovviamente del tempo;

– la riscoperta di profili di alcuni candidati, che hanno mostrato in passato un interesse per l’azienda;

– la verifica del profilo dei candidati per una certa posizione, rispetto ai quali l’A.I può essere utilizzata per segnalare eventuali anomalie.

 

Le risorse umane possono trarre diversi benefici dall’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale su tali processi ripetitivi:

  • ridurre il tempo dedicato ad alcune mansioni;
  • riduzione dei costi;
  • ottimizzazione delle performance, ossia meno bias.

 

Il problema principale per molte imprese è distinguere esattamente e con il margine di errore più basso quali siano i profili migliori, i talenti, che combaciano perfettamente con la ricerca in corso.

 

Infatti, soprattutto nelle auto-candidature si assiste all’invio massivo di CV per posizioni lavorative spesso lontane dal profilo del candidato, nella vana speranza che qualcuno dall’altra parte ne possa cogliere le eventuali potenzialità.

 

La ricerca Lever ha valutato che una azienda di medie dimensione (circa 200 dipendenti) deve considerare circa 86 CV prima di invitare un candidato al primo colloquio di lavoro.

 

E i Cv da valutare diventano migliaia quando le aziende sono notevolmente più grandi come una multinazionale.

 

ricerca occupazione AI

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L’Intelligenza Artificiale al servizio dei lavoratori

Se fino a questo momento, l’Intelligenza Artificiale è stata utilizzata principalmente dalla risorse umane nei processi di recruiting, oggi, questa tecnologia può essere utilizzata anche dai lavoratori, in modo gratuito e online, per proporsi alle aziende, in maniera più precisa e in focus con le richieste aziendali.

 

Di conseguenza, grazie alle nuove tecnologie il processo di recruiting è destinato a diventare più democratico e alla portata di tutti.

 

I lavoratori hanno infatti la possibilità di sapere quali sono i loro punti di forza e di debolezza e di lavorare su di essi, migliorando le hard skills e soft skills, richieste per un certo ruolo lavorativo.

 

 

L’Intelligenza Artificiale al servizio del lavoratore con PHDY

Nel 2019 Adecco e Microsoft hanno introdotto sul mercato PHDY, una piattaforma digitale che ha come principale obiettivo quello di aiutare studenti e professionisti ad orientarsi nel mercato del lavoro.

 

Alla base del sistema c’è l’Intelligenza Artificiale che mette in relazione hard e soft skills (ovvero le competenze e capacità che l’utente inserisce nel proprio profilo) di un candidato con una tipologia di lavoro.

 

Una volta iscritti a PHDY e inserite le proprie capacità e competenze, il sistema provvederà a misurare il gap formativo e le potenzialità rispetto alle competenze richieste per una determinata posizione lavorativa.

 

Verrà dunque stimato l’indice di occupabilità, ovvero quanto le hard e soft skills del candidato, richieste per gestire una certa professione, coincidono con le competenze richieste da un specifico ruolo lavorativo.

Più le competenze del candidato rispecchiano il profilo professionale richiesto dal mercato, più sarà elevato l’indice di occupabilità.

 

Il sistema segnala anche eventuali vuoti di competenze rispetto all’occupazione desiderata, suggerendo come colmarli attraverso contenuti e corsi aggiuntivi.

 

È possibile però evidenziare un aspetto critico della piattaforma: la mancanza di un linguaggio condiviso tra PHDY e gli utenti.

 

Difatti, un utente potrebbe riportare le sue competenze in modo preciso utilizzando, ad esempio, una terminologia specifica per il proprio settore.

 

Questi termini (seppur corretti) potrebbero non essere ritenuti validi dal sistema (che utilizza a sua volta altre parole chiave) e l’indice di occupabilità dell’utente risulterebbe falsato.

 

Nei prossimi mesi, alla piattaforma online PHDY si affiancherà anche PHDYLAND, uno spazio fisico nel cuore di Milano, che verrà aperto verso la fine del 2019.

 

PHDYLAND è stato pensato come una struttura all’interno della quale verranno organizzati workshop e corsi, ma anche eventi dove singoli professionisti potranno condividere le loro esperienze.

Da dove iniziare per approcciarsi all’Intelligenza Artificiale? Ecco una lista di cinque libri, adatti a tutti per avvicinarsi alla materia.

 

 

Per approfondire la conoscenza dell’Intelligenza Artificiale (o anche soltanto per approcciarsi a un primo studio dell’argomento), accanto ai corsi online, un altro utile strumento rimangono i libri.

 

Nel corso degli ultimi anni, si è scritto molto sull’Intelligenza Artificiale, un tema complesso e in rapida evoluzione.

Proprio per questo motivo, in questo articolo vi segnaliamo i libri che riteniamo più utili per avvicinarvi alla materia.

 

libri AI

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Testi consigliati sull’Intelligenza Artificiale

 

1) Intelligenza Artificiale. Un approccio moderno – Stuart Russel, Peter Norvig (Editore: Pearson, 2010)

 

Arrivato alla terza edizione, questo libro è considerato un classico per coloro che vogliono esplorare l’Intelligenza Artificiale, di cui viene descritta l’evoluzione e le principali teorie.

È un testo adatto a tutti, sia a coloro che vogliono approfondire determinati concetti quanto a persone che si approcciano per la prima volta all’argomento.

 

 

2) Macchine predittive. Come l’Intelligenza Artificiale cambierà lavoro e imprese – Ajay Agrawal, Joshua Gans, Avi Goldfarb (Editore: Franco Angeli, 2019)

 

All’interno di questo libro, gli autori si allontanano dalla tendenza a parlare dell’Intelligenza Artificiale come qualcosa di magico e di astratto.

Al contrario, i tre economisti spiegano i tratti fondamentali dell’A.I, da loro intesa come un utile mezzo di previsione, e ne definiscono i costi e i benefici per le aziende.

 

 

3) Vita 3.0. Esseri umani nell’era dell’Intelligenza Artificiale – Max Tegmark (Editore: Cortina Raffaello, 2018)

 

Questo testo si compone di una serie di riflessioni sull’Intelligenza Artificiale e sulle influenze che questa tecnologia avrà in diverse aree: criminalità, giustizia, occupazione e società.

Al termine della lettura, il lettore non si ritroverà con nuove ansie o timori. Al contrario, l’autore cerca anche di sfatare alcuni miti createsi intorno all’Intelligenza Artificiale.

 

 

4) Human + Machine: Reimaging Work in the Age of AI – Paul R. Daugherty, H. James Wilson (Editore: Harvard Business School Pr, 2018)

 

Questo libro, redatto dai leader di Accenture, affronta la questione del rapporto uomo-AI supportando l’idea di una loro necessaria collaborazione all’interno delle aziende.

Nel testo vengono infatti descritte le tipologie di collaborazione uomo-macchina e i principi che i business leader dovrebbero seguire nell’integrare l’A.I all’interno dell’azienda.

Al momento, il testo è disponibile solo in lingua inglese.

 

 

5) Superintelligenza. Tendenza, pericoli e strategie – Nick Bostrom (Editore: Bollati Boringhieri, 2018)

 

Rispetto ai testi precedenti che guardano in modo positivo all’Intelligenza Artificiale, Nick Bostrom adotta una prospettiva diversa, quasi opposta, ma che potrebbe comunque essere d’interesse per riflettere sull’argomento.

L’autore riconosce le possibilità dell’Intelligenza Artificiale e dei benefici che l’uomo potrà avere dal suo utilizzo.

Al tempo stesso, Bostrom cerca di riflettere su una domanda ben precisa: l’uomo sarà davvero in grado di governare una macchina superintelligente?