Con l’A.I misuri le tue hard skills e soft skills per verificare quanto la tua professione è in linea con le offerte di lavoro.

L’Intelligenza Artificiale, temuta ed evitata, si rivela, alla luce delle nuove prospettive tecnologiche, una valida alleata nella ricerca attiva del lavoro.

 

Grazie all’immediata scansione delle parole chiave relative alle hard skills  e soft skills, presenti nel proprio CV o profilo professionale, l’A.I. svela l’indice di occupabilità così come richiesto dalle più importanti aziende e imprese Tech.

 

A introdurre recentemente, tra gli altri questa funzionalità avanzata di autovalutazione del proprio indice di occupabilità è stato il progetto online PHDY, creato dal gruppo Adecco in collaborazione con Microsoft.

 

Prima ancora hanno inserito un processo analogo di valutazione seppure meno evidente,  anche la piattaforma Linkedin (non a caso di proprietà di Microsoft) e Google Hire usato però dai recruiter.

 

 

Autovalutarsi: il primo passo verso la ricerca del lavoro giusto

La necessità di autovalutare le proprie competenze professionali è un deciso passo avanti nella ricerca di un nuovo lavoro o nel miglioramento della posizione lavorativa.

 

Autovalutarsi significa prendere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza; significa capire le proprie competenze, ma anche prendere coscienza del mancato (o scarso) sviluppo, durante il percorso scolastico e le diverse mansioni lavorative, di conoscenze utili per ricoprire una certa posizione lavorativa.

 

Nel momento in cui si prende consapevolezza del gap formativo che impedisce di crescere in una determinata posizione lavorativa o di trovare lavoro, si mette in campo una strategia di recupero delle competenze necessarie.

 

Una volta conclusa la propria autovalutazione, le difficoltà per il professionista non sono finite qui.

Durante la fase di ricerca attiva di un impiego, come scegliere tra le centinaia (o anche migliaia) di annunci di lavoro quello più pertinente con le proprie competenze?

 

Ricerca lavoro AI

Immagine di Free-Photos da Pixabay

 

Che cos’è l’indice di occupabilità e come viene rilevato dall’A.I

Attraverso l’Intelligenza Artificiale è possibile stimare l’indice di occupabilità del lavoratore, ovvero quanto le competenze del lavoratore siano in linea con le hard skills e soft skills richieste per una certa figura professionale.

 

Nello specifico:

– le hard skills sono tutte quelle competenze o conoscenze acquisite durante la scuola, corsi di perfezionamento o con l’esperienza (data dallo svolgimento di una certa mansione lavorativa);

– le soft skills sono invece tutte quelle competenze trasversali, in genere non acquisite durante il percorso scolastico o lavorativo, ma innate e legate alla sfera interpersonale del singolo, ovvero come questo si rapporta agli altri.

 

Di conseguenza, il lavoratore può capire se è adatto per una certa posizione lavorativa, o quali competenze deve sviluppare per proporsi per una certa mansione.

 

 

L’intelligenza artificiale sponsorizza la meritocrazia

 L’A.I non è più soltanto una tecnologia al servizio delle imprese, dove viene ad esempio utilizzata dagli addetti alle risorse umane durante i processi di recruiting, automatizzando i diversi processi ripetitivi della mansione.

 

Al contrario, questa tecnologia diviene accessibile e alla portata di tutti.

 

La valutazione delle competenze attraverso l’analisi dell’intelligenza artificiale si presenta oggettiva e scevra da bias umani che potrebbero inficiare la futura assunzione: insomma, si preannuncia lo sviluppo consistente della meritocrazia.

 

L’Intelligenza Artificiale quindi non è più una minaccia nei confronti dei lavoratori, ma diviene un valido strumento che può supportare il professionista (lavoratore o recruiter) nella ricerca del candidato giusto o dell’impresa giusta.

 

 

Perché i recruiter usano l’A.I

Il lavoro degli addetti alle risorse umane, i recruiter e gli HR, è caratterizzato da mansioni e processi ripetitivi, che attraverso l’Intelligenza Artificiale possono essere automatizzati.

Questi processi sono:

– la ricerca dei candidati, che possono essere rintracciati attraverso siti online per il lavoro e social media, ma questo richiede ovviamente del tempo;

– la riscoperta di profili di alcuni candidati, che hanno mostrato in passato un interesse per l’azienda;

– la verifica del profilo dei candidati per una certa posizione, rispetto ai quali l’A.I può essere utilizzata per segnalare eventuali anomalie.

 

Le risorse umane possono trarre diversi benefici dall’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale su tali processi ripetitivi:

  • ridurre il tempo dedicato ad alcune mansioni;
  • riduzione dei costi;
  • ottimizzazione delle performance, ossia meno bias.

 

Il problema principale per molte imprese è distinguere esattamente e con il margine di errore più basso quali siano i profili migliori, i talenti, che combaciano perfettamente con la ricerca in corso.

 

Infatti, soprattutto nelle auto-candidature si assiste all’invio massivo di CV per posizioni lavorative spesso lontane dal profilo del candidato, nella vana speranza che qualcuno dall’altra parte ne possa cogliere le eventuali potenzialità.

 

La ricerca Lever ha valutato che una azienda di medie dimensione (circa 200 dipendenti) deve considerare circa 86 CV prima di invitare un candidato al primo colloquio di lavoro.

 

E i Cv da valutare diventano migliaia quando le aziende sono notevolmente più grandi come una multinazionale.

 

ricerca occupazione AI

Immagine di Free-Photos da Pixabay

 

L’Intelligenza Artificiale al servizio dei lavoratori

Se fino a questo momento, l’Intelligenza Artificiale è stata utilizzata principalmente dalla risorse umane nei processi di recruiting, oggi, questa tecnologia può essere utilizzata anche dai lavoratori, in modo gratuito e online, per proporsi alle aziende, in maniera più precisa e in focus con le richieste aziendali.

 

Di conseguenza, grazie alle nuove tecnologie il processo di recruiting è destinato a diventare più democratico e alla portata di tutti.

 

I lavoratori hanno infatti la possibilità di sapere quali sono i loro punti di forza e di debolezza e di lavorare su di essi, migliorando le hard skills e soft skills, richieste per un certo ruolo lavorativo.

 

 

L’Intelligenza Artificiale al servizio del lavoratore con PHDY

Nel 2019 Adecco e Microsoft hanno introdotto sul mercato PHDY, una piattaforma digitale che ha come principale obiettivo quello di aiutare studenti e professionisti ad orientarsi nel mercato del lavoro.

 

Alla base del sistema c’è l’Intelligenza Artificiale che mette in relazione hard e soft skills (ovvero le competenze e capacità che l’utente inserisce nel proprio profilo) di un candidato con una tipologia di lavoro.

 

Una volta iscritti a PHDY e inserite le proprie capacità e competenze, il sistema provvederà a misurare il gap formativo e le potenzialità rispetto alle competenze richieste per una determinata posizione lavorativa.

 

Verrà dunque stimato l’indice di occupabilità, ovvero quanto le hard e soft skills del candidato, richieste per gestire una certa professione, coincidono con le competenze richieste da un specifico ruolo lavorativo.

Più le competenze del candidato rispecchiano il profilo professionale richiesto dal mercato, più sarà elevato l’indice di occupabilità.

 

Il sistema segnala anche eventuali vuoti di competenze rispetto all’occupazione desiderata, suggerendo come colmarli attraverso contenuti e corsi aggiuntivi.

 

È possibile però evidenziare un aspetto critico della piattaforma: la mancanza di un linguaggio condiviso tra PHDY e gli utenti.

 

Difatti, un utente potrebbe riportare le sue competenze in modo preciso utilizzando, ad esempio, una terminologia specifica per il proprio settore.

 

Questi termini (seppur corretti) potrebbero non essere ritenuti validi dal sistema (che utilizza a sua volta altre parole chiave) e l’indice di occupabilità dell’utente risulterebbe falsato.

 

Nei prossimi mesi, alla piattaforma online PHDY si affiancherà anche PHDYLAND, uno spazio fisico nel cuore di Milano, che verrà aperto verso la fine del 2019.

 

PHDYLAND è stato pensato come una struttura all’interno della quale verranno organizzati workshop e corsi, ma anche eventi dove singoli professionisti potranno condividere le loro esperienze.