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5 miti da sfatare sull’Intelligenza Artificiale

5 miti da sfatare sull’Intelligenza Artificiale

È tempo di combattere la disinformazione e fare chiarezza sulle leggende metropolitane legate all’AI: ecco alcuni falsi miti a cui avete creduto almeno una volta.

Intelligenza artificiale e leggende metropolitane

High Tech e Artificial Intelligence sono parole che ormai fanno parte del nostro lessico quotidiano. Il progresso scientifico e tecnologico degli ultimi anni, infatti, ci ha condotti verso una società sempre più avanzata in cui il rapporto uomo-macchina è andato via via rafforzandosi.

Da quando abbiamo iniziato a digitalizzare il mondo, sono cresciute in maniera esponenziale le azioni che quotidianamente compiamo con un semplice click. Noleggiare un film, candidarsi per un’offerta di lavoro, rimanere aggiornati sulle ultime notizie, organizzare il prossimo viaggio: insomma, non c’è niente che non si possa fare anche solo con il proprio smartphone.

Eppure, nonostante i grandi benefici di cui possiamo godere grazie al progresso raggiunto, non sono pochi coloro che continuano ad accogliere con diffidenza l’avanzamento tecnologico. Nell’immaginario comune, i rischi legati all’intelligenza artificiale hanno delle forme ben precise: macchine in grado di sottomettere l’uomo, robot intelligenti che agiscono secondo la propria volontà, scenari apocalittici in cui dei supercomputer dominano sulla Terra e svariate previsioni altrettanto catastrofiche.

La colpa sarà forse dei contenuti fantascientifici che non hanno mai smesso di proliferare nel corso delle epoche e che, in qualche modo, hanno contribuito ad accrescere la disinformazione sul tema. Fortunatamente, noi di Pigro non ci siamo lasciati distrarre da queste fantasie e abbiamo deciso di sfatare alcuni falsi miti sull’intelligenza artificiale.

I miti da sfatare sull’AI

1. Le macchine sono più intelligenti dell’uomo

Questo è forse il mito principale che tocca l’AI. Come spiegato da Stefano Quintarelli e Claudia Giulia Ferrauto, autori e curatori del libro “Intelligenza Artificiale – Cos’è davvero, come funziona, che effetti avrà”, le macchine non sono in grado di imparare e di apprendere come facciamo noi. Semplicemente, eseguono i compiti che gli vengono impartiti da un essere umano (nella maggioranza dei casi, un programmatore). Questo implica che anche nel caso di errori, la colpa non è da imputare alla macchina bensì a chi l’ha progettata: si tratta di una falla nel suo funzionamento.

2. Le macchine ci domineranno

Un altro dei miti da sfatare riguardo ai rischi dell’Intelligenza Artificiale è quello che prevede un futuro in cui l’umanità sarà schiava delle macchine. La paura che i robot prendano il controllo dell’intero pianeta, alimentata da anni di film di fantascienza, è del tutto irrazionale. In realtà, sebbene abbiamo già dei computer che, in specifici campi, sono in grado di superare le capacità umane, siamo comunque molto lontani da un livello di intelligenza tale da potersi sostituire a noi. Se in futuro saremo controllati dalle macchine, sarà soltanto perché noi le abbiamo programmate per farlo!

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3. I robot ci ruberanno il lavoro

Per chi guarda con sospetto all’AI, il rischio di automazione è un fattore di grande preoccupazione. C’è da dire che, secondo le stime effettuate dallo Studio Ambrosetti, quasi il 15% degli occupati italiani potrebbe vedere il proprio posto sostituito da una macchina nei prossimi anni. Tuttavia, bisogna guardare anche all’altro lato della medaglia. Tra gli occupati con formazione post-universitaria, all’aumentare del livello di specializzazione accademica si verifica una riduzione della percentuale di rischio di automazione. In più, l’innovazione tecnologica abilita la creazione di nuove professioni. Moltissime delle figure ricercate al giorno d’oggi non esisterebbero se non fossimo stati investiti dall’onda della rivoluzione tecnico-scientifica.

4. L’Intelligenza Artificiale non può essere creativa

Questo più che un falso mito è una mezza verità. Cosa vuol dire? Vuol dire che le macchine sono in grado di realizzare qualcosa di unico, ma tutto dipende sempre dai dati che vengono ad esse forniti. Aiva, ad esempio, è un compositore elettronico che permette agli utenti di generare la propria canzone. Basta accedere, selezionare lo stile desiderato (pop, rock, tango), gli strumenti, la durata, la nota dominante e altre variabili. A questo punto, cliccando su “Genera”, si otterrà la propria canzone nel giro di pochi secondi. Ma com’è che ci riesce? Aiva non fa altro che scansionare un’enorme collezione di brani di musica classica e ne individua le regolarità nella melodia. Sulla base dei dati raccolti, poi, ne elabora una nuova. 

5. Non tutte le aziende hanno bisogno dell’Intelligenza Artificiale

In molti credono che l’AI possa avere un ambito di applicazione piuttosto ristretto e che siano davvero poche le imprese in grado di trarre profitto da una rivoluzione tecnologica del proprio business. Eppure, l’Intelligenza Artificiale nelle aziende si sta diffondendo sempre di più, tanto che anche un settore come quello della ristorazione è in grado di sfruttare macchine intelligenti: la camera QT sviluppata da Dragontail systems, ad esempio, si assicura che ogni piatto in uscita sia stato preparato in modo corretto e garantisce il pieno rispetto delle procedure igieniche. Non bisogna poi dimenticare che, secondo le stime di IDC, il mercato dell’AI crescerà del 90% entro il 2024 per raggiungere un valore superiore ai 300mila dollari

Insomma, il mondo dell’Intelligenza Artificiale è destinato ad espandersi nel prossimo futuro. Ecco perché noi di Pigro abbiamo deciso di fare chiarezza. Un modo per arrivare preparati e non lasciarsi convincere dalle leggende metropolitane legate all’universo AI!

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