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Tutto quello che c’è da sapere sull’Open Innovation

Tutto quello che c’è da sapere sull’Open Innovation

Il paradigma dell’Open Innovation rappresenta oggi l’approccio strategico e culturale più adatto per sviluppare innovazione e creare valore nella propria impresa e nel proprio settore.

Le nuove tecnologie giocano un ruolo chiave nello sviluppo del modello Open Innovation, grazie alle caratteristiche di rapidità, pervasività ed efficacia, che permettono la diffusione della conoscenza in tutte le direzioni.

Secondo Henry Chesbrough colui che ha coniato il termine e il modello della innovazione aperta, le risorse mancanti alla propria azienda possono essere rintracciate all’esterno, facendo ricorso a Startup, Università, Centri di Ricerca, inventori ed esperti, per apportare idee, strumenti e tecnologie per innovare.

Gli strumenti dell’Open Innovation

Per mettere in atto questo modello di Innovazione un’impresa ha a disposizione differenti modalità:

-CALL FOR IDEAS: lo strumento del concorso per idee permette di sviluppare una challenge, ovvero lanciare una sfida per la risoluzione di un problema e rivolgerla a soggetti esterni chiamati a proporre soluzioni che raggiungano l’obiettivo. Solitamente i destinatari sono Startup, Centri di Ricerca, Università.

-HACKATON: un procedimento simile, ma riguarda una gara di programmazione ed è quindi destinato a sviluppatori che devono proporre soluzioni digitali innovative.

-INCUBATORI E ACCELERATORI: un’azienda può scegliere di creare uno hub interno, un laboratorio, un dipartimento aziendale dedicato alla promozione e sviluppo dell’Open Innovation. L’obiettivo è quello di sostenere le giovani società fornendo loro strumenti e spazi per sviluppare un business o, come nel caso degli acceleratori, investire in queste imprese nascenti supervisionando il processo di crescita dall’interno.

-PARTNERSHIP: si tratta di creare opportunità di networking, grazie alla realizzazione di accordi inter-aziendali, fra due grandi imprese o fra company e startup, di rapporti di collaborazione con Università, centri di ricerca o esperti in determinati settori. Per questo si parla di Co-Innovazione.

-PREMI: le aziende possono scegliere di istituire dei premi per individuare quelle realtà che hanno suscitato maggior interesse proponendo una soluzione innovativa e collaborare con loro alla realizzazione di un progetto.

-ACQUISIZIONI: in questo caso un’impresa rileva quote di un’altra azienda acquisendo in tal modo idee, tecnologie e competenze, e può scegliere di integrare nel proprio organico i dipendenti.

Ostacoli all’Open Innovation

I principali ostacoli al modello di Open Innovation possono essere di due tipologie: culturali o strutturali.

Tra quelli di natura culturale vi è la mancanza di capacità di networking, non saper creare e condividere conoscenza, sia fra i vari reparti aziendali, che all’esterno, verso altre imprese e verso i consumatori.

La resistenza ai cambiamenti ostacola la riorganizzazione del lavoro necessaria a realizzare co-innovazione, ed è relativa anch’essa a mancanza di formazione e di cultura della collaborazione.

In ambito strutturale tutto ciò si riflette nella mancanza di sistemi per il trasferimento delle conoscenze e assenza di piattaforma collaborative. Di solito non esistono figure e team appositamente formati. I problemi finanziari sono spesso alla base di queste carenze, poiché non si investe nello sviluppo e nel training.

Dal punto di vista dei dipendenti vi è poi mancanza di motivazione, poiché le imprese non possiedono sistemi di incentivi per chi opera in ottica di Open Innovation.

Come promuovere la cultura dell’Open Innovation

Nel concreto promuovere l’Open Innovation vuol dire modificare, laddove necessario, i processi e le attività interne e ripensare la cultura e i procedimenti aziendali:

1. La diffusione di un mind-set aperto all’innovazione parte dal top management, il quale è chiamato a valutare imparzialmente lo stile di leadership e mettere in atto esempi di cambiamento positivo.

2. La formazione di team interfunzionali, cioè con diverse competenze e background, permette di far emergere idee innovative e diversi approcci al problem solving.

3. La diffusione della cultura imprenditoriale passa anche dalla motivazione dei dipendenti. Mettere in atto un sistema di training e incentivi che valorizzi gli esempi positivi e le iniziative personali aiuta a far comprendere il valore dell’innovazione.

4. Sviluppare sistemi di Knowledge Management e dinamiche di networking favorisce la cultura collaborativa, mediante reti social e aziendali di condivisione delle conoscenze, sia verso l’interno che l’esterno, ad esempio la co-creazione con gli utenti.

5. Incrementare i reparti di Research & Development può far comprendere il potenziale dell’educazione e della sperimentazione quali investimenti per il futuro.

Crisi del modello Closed Innovation

Quello che fino a poco fa rappresentava il modello tradizionale di innovazione viene definito Closed Innovation, poiché richiede il controllo dell’innovazione da parte delle imprese.

Si basa sull’autosufficienza, cioè assicurarsi di poter pianificare e gestire ogni fase dell’innovazione, dallo sviluppo dell’idea, alla realizzazione del prodotto, alla commercializzazione e via dicendo.

Inoltre, è necessario possedere la Proprietà Intellettuale di un’innovazione per mantenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti sul mercato.

Gli aspetti che hanno messo in crisi questo modello nel periodo più recente sono connessi alla globalizzazione, alla crescita e mobilità dei cosiddetti “knowledge workers” e all’enorme diffusione delle tecnologie digitali.

Investire in processi di ricerca e sviluppo, per essere competitivi e sopravvivere nello scenario attuale, risulta sempre più costoso; inoltre, l’incremento delle piccole startup e dei soggetti che investono in realtà di questo tipo ha fatto sì che sul mercato vi fosse una rivoluzione del modo di creare idee e innovazione.

L’approccio dell’Open Innovation costituisce lo strumento più adatto per far fronte a tale rivoluzione.

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