Dynamic Knowledge Management System

Il knowledge management è l'insieme di metodi e strumenti dedicati all'identificazione e gestione del capitale intellettuale di un'azienda. Pigro offre soluzioni per gestire la conoscenza di imprese e organizzazioni, automatizzando importazione e aggiornamento dei contenuti, minimizzando gli sforzi e aumentando la produttività.

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Indice dei contenuti

Cos’è il Knowledge Management (KM)

Il Knowledge Management (o Gestione della Conoscenza) è una vera e propria disciplina che ha l’obiettivo di costruire, gestire e rinnovare la base di conoscenza aziendale, per massimizzare l’efficacia legata al know-how di un’impresa e il rendimento del suo patrimonio conoscitivo.

Il Knowledge Management include tutti gli strumenti e i metodi atti a raccogliere e gestire la conoscenza connessa ad un’impresa, eliminando ridondanze e gap conoscitivi, che possono crearsi quando la documentazione rimane separata fra reparti aziendali.

Creando un database unico dove raccogliere tutto il capitale intellettuale si protegge il know-how dell’azienda e si riesce a facilitare la ricerca di dati e informazioni, aumentando l’efficienza del personale.

La condivisione dei contenuti fra tutti i dipartimenti favorisce l’allineamento degli obiettivi interdisciplinari, la comunicazione e la collaborazione fra le persone, per sviluppare progetti e creare nuove conoscenze.

L’importanza della Knowledge Base

L’oggetto del Knowledge Management è la Knowledge Base, la mole di informazioni a disposizione dell’azienda o organizzazione. Essa costituisce una delle risorse principali per le aziende, fonte di vantaggio competitivo ed economico, ed è formata dalle conoscenze esplicite, cioè documentate e facilmente trasferibili, e dalle conoscenze implicite, che risiedono nelle persone, legate all’esperienza degli attori aziendali e al contesto. 

Queste ultime sono costituite, ad esempio, dalle best practices per la risoluzione dei problemi, che sono estremamente importanti poiché permettono di svolgere il lavoro nel modo più efficiente, facilitando i processi decisionali e contribuendo al miglioramento del rendimento aziendale.

La Knowledge Base racchiude, dunque, tutto il patrimonio di informazioni e procedure fondamentali per i dipendenti e i clienti: il cosiddetto know-how.

Per questo motivo, è importante che il capitale intellettuale possa risultare facilmente accessibile e condivisibile tra i vari dipartimenti, affinché chiunque, secondo il proprio ruolo, possa sfruttare le informazioni messe a disposizione per svolgere al meglio le attività lavorative.


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Storia del Knowledge Management

Dagli esordi nel pensiero orientale...

Le origini del Knowledge Management affondano le proprie radici nell’antichità: fin dalla nascita delle prime biblioteche, infatti, l’obiettivo era quello di condividere e tramandare il sapere. Anche nel Medioevo le confraternite di Arti e Mestieri portavano avanti lo schema di apprendimento allievo-maestro, basato su principi cardine del moderno knowledge management.

Sulle origini della disciplina per come la conosciamo oggi vi sono diverse correnti di pensiero: secondo alcune fonti risalirebbero agli anni Novanta del XX secolo, quando due studiosi giapponesi, Ikujiro Nonaka e Hirotaka Takeuchi, hanno teorizzato la distinzione tra conoscenze tacite ed esplicite, in quella che nelle loro ricerche viene definita “creazione della conoscenza organizzativa”.

Essa viene definita come una forma di collaborazione totale tra i diversi componenti di un’azienda, che prevede la creazione e circolazione del sapere a più livelli, inglobandolo in prodotti, servizi e sistemi.

Ispirandosi all’organizzazione del lavoro giapponese, questa teoria raccoglie in realtà spunti da molti campi diversi, come l’organizzazione aziendale, la sociologia, la filosofia, le scienze cognitive, l’archivistica e l’informatica.

...alle Nazioni Unite: le prime definizioni

In realtà, in ambiente europeo, abbiamo menzione di una prima definizione del concetto di Knowledge Management nel 1986, quando Karl Wiig ne teorizza i fondamenti durante una conferenza dell’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori delle Nazioni Unite:

“Il Knowledge Management è costruzione, rinnovamento e applicazione sistematica, esplicita e deliberata della conoscenza, per massimizzare l’efficacia legata alla conoscenza di un’impresa e il rendimento del suo patrimonio conoscitivo.”

La più comune definizione breve viene, invece, attribuita a Tom Davenport (1994): “Knowledge Management is the process of capturing, distributing, and effectively using knowledge.”

Sicuramente la terminologia e il concetto di KM sono stati sviluppati all’interno della comunità di management consulting e sono indubbiamente correlati alla crescita di Internet. I primi strumenti realizzati per gestire le conoscenze aziendali sono state, infatti, le Intranet, ovvero delle reti interne che permettono la condivisione di informazioni in un insieme chiuso di unità, anche molto distanti tra loro.

Proprio nel 1993 si tiene la prima conferenza su Information e Knowledge Management (CIKM), un forum di portata internazionale sullo stato della ricerca e degli studi sull’argomento. Proprio qui le prime grandi aziende di consulenza cominciano ad offrire (e vendere) i servizi di gestione ed organizzazione della conoscenza ai loro clienti. Da quel momento in poi il KM inizia a ricevere sempre maggiore attenzione e si afferma nel mondo aziendale.

Il KM oggi: ritorno alle origini

Oggi l’evoluzione tecnologica ha permesso di fare grandi passi avanti e gli strumenti a disposizione del Knowledge Management si basano non solo sull’utilizzo dell’Information Technology (IT), ma sempre più anche sull’Intelligenza Artificiale (AI). 

Tuttavia, ci si sta rendendo conto che l’obiettivo di condividere il sapere tra persone, anche in diverse sedi o divisioni, non è così facile da raggiungere.

Questo perché una caratteristica importante alla base del Knowledge Management, che non sempre viene tenuta in considerazione nelle definizioni fin qui date, è proprio la presenza di un’organizzazione, la quale emerge anche nella sua origine storica. L’interesse primario che spinge a condividere il sapere è proprio quello di tramandarlo e diffonderlo all’interno di una comunità.

Per questo la dimensione culturale, anche all’interno del gruppo azienda, risulta di estrema importanza: non solo è necessario fornire strumenti sempre più intuitivi e user-friendly, adatti a catturare, organizzare e distribuire le informazioni, ma anche condividere la stessa visione aziendale ed essere allineati sul considerare la conoscenza un asset fondamentale per generare valore.


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Come funziona un Knowledge Management system

Il Knowledge Management ha dunque l’obiettivo di far circolare il sapere aziendale e conservare le informazioni, rendendole accessibili qualora ce ne sia bisogno. 

Per implementare tale tipo di attività è necessario far ricorso a dei knowledge management tools, che permettano di importare tutto il know-how, di ricercare le informazioni e ottenerle quando richieste.

Gli elementi implicati nella Gestione della Conoscenza

In quanto insieme di metodologie e processi, la Gestione della Conoscenza comprende al suo interno fattori eterogenei tra loro, ovvero:

  1. Le persone: sono l’elemento più importante all’interno della gestione della conoscenza, poiché detentori del sapere. Nello specifico, le conoscenze tacite risiedono nell’esperienza e nei comportamenti delle persone che fanno parte dell’organizzazione, infatti sono quelle più a rischio quando un dipendente lascia l’azienda. Per questo è compito del Knowledge Management garantire che vengano esplicitate per poter essere trasferite e valorizzate. 
  2. I processi: per sviluppare una soluzione ottimale, è necessario prima comprendere quali processi aziendali sono coinvolti nella diffusione delle informazioni, a partire dalla loro creazione, raccolta, organizzazione e poi utilizzo nei vari dipartimenti aziendali.
  3. La tecnologia: è l’ultimo degli elementi poiché è quella che può essere sviluppata solo in seguito all’analisi dei precedenti fattori. La tecnologia scelta, che sia un software, una intranet, o una soluzione di Intelligenza Artificiale, deve consentire, in particolare, la ricerca dei dati e delle informazioni, la raccolta delle stesse e la loro organizzazione, infine la loro condivisione in modo da favorire la collaborazione tra le persone.

Caratteristiche principali del Knowledge Management software

I Knowledge Management software fanno infatti riferimento a qualsiasi sistema IT che permette di:

1) Acquisire, archiviare e recuperare informazioni

Per fare questo il KMS deve importare, o creare ex-novo, la knowledge base da cui estrarre le risposte e i documenti richiesti al momento giusto.

Un software di gestione documentale può automatizzare questa importazione, senza necessità di riscrivere i contenuti in un linguaggio diverso da quello naturale, permettendo di ottimizzare i tempi di implementazione del sistema.

2) Indicizzare e gestire la conoscenza

Nella creazione delle repository di informazioni aziendali, la conoscenza può essere indicizzata in categorie per facilitarne la successiva navigazione. Grazie all’Intelligenza Artificiale i sistemi di Knowledge Management si sono evoluti e anche questo step può essere automatizzato, integrando rapidamente le soluzioni nei processi aziendali. 

3) Allocare facilmente le risorse aziendali

Come conseguenza della circolazione delle informazioni attraverso la gestione della conoscenza d’impresa, procedure e processi decisionali atti a svolgere qualsiasi lavoro risulteranno più veloci da applicare. Non si perderà tempo nella ricerca di risposte e nella risoluzione di ticket ripetitivi, ma chiunque secondo il proprio ruolo potrà prendere decisioni autonomamente, avendo a disposizione tutte le conoscenze di cui necessita.

La disponibilità di un accesso libero e semplice a documenti, schede prodotto, listini prezzo e qualsiasi altro tipo di file, permette di ottimizzare tempi e costi sia dell’Help Desk che del Customer Service, offrire servizi migliori ed avere clienti più soddisfatti.

4) Costituire una preziosa miniera di conoscenza

Il vantaggio di una buona gestione del know-how aziendale è quello di valorizzare le conoscenze implicite costruite grazie all’esperienza dei lavoratori. Per mettere a frutto le best practices e le procedure collaudate per la risoluzione dei problemi occorre diffondere la cultura della condivisione e offrire delle modalità di raccolta delle conoscenze. Renderle facilmente accessibili a tutti rappresenta, infatti, il modo migliore per evitare sprechi di tempo e di produttività.

La condivisione di best-practices e know-how può rappresentare un vantaggio competitivo per l’azienda. La dispersione delle conoscenze è un rischio tutte quelle volte che un dipendente se ne va o cambia ruolo. Per questo è necessario che le informazioni non rimangano appannaggio di uno solo, ma siano il più possibile condivise con i propri colleghi, in modo da poter essere ricercate e utilizzate facilmente.

5) Stimolare la collaborazione e creare nuove informazioni

Infine, ma non per importanza, un KMS può aiutare gli altri a conoscere e a produrre nuova conoscenza. E’ il responsabile del progetto a dover promuovere la cultura della collaborazione e ad incentivare i dipendenti ad imparare, perseguire i propri obiettivi, fare business. Instaurando un clima di collaborazione e condivisione, si stimola la crescita di nuove idee, diffondendo la cultura dell’innovazione all’interno dell’azienda. Se tutti vedono riconosciuti la propria importanza e il proprio contributo per migliorare la circolazione delle conoscenze, vi sarà un maggiore stimolo a condividere idee e informazioni. Un vero e proprio circolo vizioso di produttività.

Come implementare un sistema di Knowledge Management

Prima di scegliere il software più adatto a gestire le conoscenze d’impresa, è necessario avere ben chiari i passaggi principali che permettono di implementare una soluzione di Knowledge Management aziendale:

1. Innanzitutto è utile analizzare e comprendere lo scenario di partenza e le sfide connesse all’implementazione del Knowledge Management system: quali problematiche andrà a risolvere? Se finora i processi di gestione della conoscenza sono stati relegati a semplici task della divisione IT, è necessario operare un cambiamento culturale, affinché il KM venga considerata una piattaforma a disposizione dell’intera organizzazione e a cui ognuno può dare il proprio contributo.

2. In questa fase di implementazione di una corretta Gestione della Conoscenza è necessario definire una strategia e degli obiettivi in dettaglio, oltre a definire gli stakeholder, cioè tutti quei soggetti che potranno essere utili o avere un ruolo nell’implementazione del Knowledge Management System.

3. A questo punto sarà utile cominciare a mappare la Knowledge Base, classificando i contenuti per semplificare la futura ricerca. Al suo interno vanno integrate le conoscenze esterne ed interne, quelle esplicite (documenti, dati, informazioni) e quelle implicite (derivanti dall’esperienza e dal contesto).

4. Una volta definiti la terminologia e i formati, che serviranno a richiamare determinati contenuti all’occorrenza, si procede con la definizione dei ruoli e delle funzionalità necessarie, stabilendo quali operazioni sarà possibile effettuare, da chi e con quali restrizioni.

5. Al termine di questa fase è necessario scegliere un sistema digitale, cioè selezionare un software, che dovrà incontrare le esigenze appena messe in luce. 
L’impiego di un software che si avvale di Intelligenza Artificiale potrà rappresentare una soluzione innovativa per semplificare il processo e il conseguente utilizzo della Knowledge Base aziendale.


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Soluzioni e vantaggi apportati dalla gestione della knowledge base con un KM system

L’utilizzo di un software di Knowledge Management dovrebbe garantire alcuni vantaggi pratici di base:

– essere compatibile con tutti i formati di file (desktop e web);

– essere integrabile con più piattaforme e applicazioni;

– rendere possibile la suddivisione in utenti e gruppi per quanto riguarda l’accesso ai documenti;

– rendere possibile il follow-up e l’aggiornamento dei contenuti, fornendo grafici e analisi sulle attività;

– garantire la sicurezza dei dati, anche in cloud.

I vantaggi a lungo termine per l’azienda

1. Centralizzare l’accesso al sapere e favorire la customer satisfaction

Sicuramente uno dei vantaggi di un buon Knowledge Management consiste nell’eliminare sprechi nei costi di gestione: unificando i processi e la comunicazione si impiega meno tempo nella ricerca di informazioni e dati sparsi e si possono distribuire le risorse in maniera migliore, laddove sono considerate più utili.

Quando l’accesso ai documenti è facile e veloce, anche tutte le attività che ne derivano potranno essere ottimizzate. Se un servizio di assistenza clienti ha bisogno di determinate informazioni per poter rispondere tempestivamente alle richieste degli utenti, grazie al KMS potrà ricercarle in autonomia e rapidamente, senza inoltrare ticket all’Help Desk o sovraccaricare i colleghi di altre divisioni. Ne consegue non solo un risparmio di tempo, ma anche un miglioramento dell’opinione che i clienti hanno dell’azienda.

2. Semplificare la ricerca di informazioni grazie al linguaggio naturale

La tecnologia digitale mette a disposizione sistemi sempre più avanzati che consentono di semplificare la ricerca e centralizzare il sapere.

L’obiettivo di un Knowledge Management System è interrogare, come un vero e proprio motore di ricerca, tutte le informazioni già patrimonio aziendale, attraverso un’interfaccia semplice e intuitiva, user-friendly

Combinando il Knowledge Management software ad una Natural Language Interface, sarà più semplice per gli utenti fare domande, ricevere risposte e suggerimenti, per semplificare le attività lavorative.

3. Garantire l’aggiornamento dei contenuti e favorire la circolazione del sapere

Grazie all’utilizzo dell’AI e del machine learning, i sistemi di Knowledge Management come Pigro, possiedono una caratteristica fondamentale: viene definita gestione documentale dinamica proprio la caratteristica che consente di utilizzare immediatamente i nuovi contenuti delle fonti collegate. Nuovi articoli del blog, nuove pagine del sito, nuove schede prodotto, ecc. potranno essere importati da una URL del sito web, copiati ed incollati o importati direttamente dai file ed essere costantemente aggiornati e arricchiti in automatico, grazie a strumenti per creare nuovi contenuti e alert che segnalano lacune informative nella documentazione.

Il risparmio di tempo è evidente, sia nello svolgimento delle attività lavorative, ma soprattutto nella fase di implementazione dell’intero sistema, che non richiede modifiche o trascrizioni della Knowledge Base per essere utilizzabile. Inoltre, le persone con più competenze potranno valorizzare le proprie conoscenze condividendole con il resto dell’impresa, sentendosi più motivate e di conseguenza più produttive. 

5. Migliorare la collaborazione e la produttività

L’adozione di una strategia di Knowledge Management favorisce la collaborazione a più livelli, incidendo sulla catena del valore. Se accompagnata dalla diffusione di una cultura del Knowledge Sharing (condivisione della conoscenza) è in grado di migliorare i processi di innovazione e, di conseguenza, le performance aziendali, in modo da ottenere vantaggio competitivo.

Avvalersi di un software che automatizza l’importazione della knowledge base, ed estrae le risposte e i documenti richiesti al momento giusto, semplifica la gestione delle conoscenze aziendali: cercare facilmente e velocemente contenuti, condividerli con i colleghi, porre domande, assegnare risorse, immagazzinare nuova documentazione, semplificare l’onboarding e la formazione del nuovo personale. Sono queste le attività che possono incoraggiare tutti, dagli stagisti ai CEO, a valorizzare il sapere e far circolare nuove idee.

Quali problematiche risolve l’adozione di un sistema di Gestione della Conoscenza

Mancanza di Knowledge sharing e scarsa propensione all’innovazione: il Knowledge Hoarding

Knowledge Hoarding vuol dire letteralmente “accumulo di conoscenza” e rappresenta un problema per tutte le aziende. Esso è direttamente collegato alla mancanza di Knowledge Sharing (condivisione della conoscenza), spesso causata da una cultura aziendale debole, che non incentiva i dipendenti a diffondere idee e informazioni.

Alcuni impiegati, infatti, accumulano informazioni perché ciò li fa sentire autorevoli e indispensabili sul posto di lavoro, poiché i colleghi devono rivolgersi a loro per chiedere consigli. In altri casi, semplicemente, la collaborazione e la condivisione delle informazioni non vengono incoraggiate con sistemi ed infrastrutture tecnologiche adeguate.

Qualunque sia la causa, il risultato è sempre lo stesso: la produttività ne risente.

Quando i dipendenti sono costretti a rispondere sempre alle stesse domande significa che la documentazione relativa non esiste o non è accessibile a tutti. 

Questo porta a rallentare il proprio lavoro per rispondere a quesiti facilmente risolvibili, perdendo tempo che potrebbe essere dedicato a svolgere mansioni più rilevanti. 

Inoltre, quando un impiegato lascia l’azienda, ad esempio in caso di licenziamento o pensionamento, tutta la conoscenza legata alla sua esperienza di problem solving andrà persa. Spesso, infatti, le aziende non stabiliscono delle policy per organizzare e archiviare in maniera uniforme la documentazione: questo comporta la dispersione di conoscenze fondamentali (soprattutto quelle tacite) e impedisce l’accesso a contenuti aggiornati.

Per questo motivo, è importante per tutte le divisioni aziendali garantire un punto di accesso centralizzato all’intera knowledge base, sviluppando un sistema di Knowledge Management e operando un cambiamento culturale (ad esempio, grazie ad un sistema di incentivi per chi collabora alla condivisione di informazioni e best practices). In tal modo anche le informazioni male organizzate o nascoste possono diventare facilmente ricercabili e rintracciabili per rendere più efficiente il lavoro.

Danneggiamento della brand reputation aziendale

Quando manca la condivisione delle informazioni in azienda (o queste sono frammentarie e male organizzate) diventa impossibile comunicare e viene meno anche la collaborazione tra reparti. 

 Il lavoro diventa, di conseguenza, più lento, poichè ogni qualvolta un dipendente non trova ciò di cui ha bisogno per archiviare una pratica, svolgere una procedura, o fornire risposte a un cliente, perde tempo nella ricerca tra documenti disorganizzati o aprendo un ticket per passare la richiesta ad un collega, andando ad appesantire il suo carico di lavoro. 

Ne consegue che anche le relazioni con i clienti peggiorano: un servizio di Customer Care, che rappresenta il principale punto di contatto con il consumatore, ha l’obiettivo di fornire  informazioni coerenti e precise per far sì che i clienti siano soddisfatti. Per questo è importante che tutti abbiano accesso facile ed immediato alle conoscenze di cui necessitano, per ottimizzare tempo e risorse. Quando questo requisito viene meno, la brand reputation ne risente. 

Spesso, inoltre, una buona comunicazione può influire anche sulla soddisfazione dei dipendenti: quando si hanno a disposizione strumenti che facilitano lo scambio di informazioni tra il personale o verso l’esterno, con i clienti finali, ne deriva la possibilità di lavorare in un ambiente organizzato, in cui si dispone di tutti gli strumenti per svolgere al meglio le attività. 

Iniziare a mettere in pratica il knowledge management vuol dire infatti costruire un clima di condivisione e di sviluppo, anche tecnologico, che favorisce l’innovazione e la crescita, individuale e dell’organizzazione. E questo influenza anche l’immagine percepita all’esterno.

Onboarding e gestione dei Knowledge gaps (lacune nella conoscenza)

Quando un nuovo dipendente arriva in azienda, il primo passo da compiere è quello di formarlo e, successivamente, introdurlo alle nuove mansioni da svolgere. 

Tale processo è definito onboarding ed è di fondamentale importanza al fine di trasferire la conoscenza e rendere operativa la nuova risorsa. Serve, infatti, a costruire e cementare il rapporto con azienda, colleghi e management aziendale, favorendo la retention dei dipendenti, ovvero la capacità di evitare licenziamenti e dimissioni dei propri dipendenti. 

Troppo spesso capita che l’onboarding si esaurisca in lunghe sessioni di orientamento, che costituiscono a tutti gli effetti un processo di apprendimento scarno, in cui il nuovo dipendente viene inondato di informazioni e documenti tra i quali ha difficoltà ad orientarsi. 

Ogni qualvolta il neo-impiegato avrà dubbi o domande non potrà far altro che consultare i colleghi o avventurarsi in fonti e archivi caotici.  

Vi sono poi quei casi in cui, invece, le informazioni mancano e non sono presenti neanche all’interno della documentazione: in queste situazioni si parla di Knowledge Gaps ed è importante sapere subito se quello che si cerca esiste, o se va costruito da zero. 

In entrambi i casi avere a disposizione un sistema che permette di accedere alla knowledge base ed interrogarla per trovare le informazioni necessarie permette di risparmiare tempo e di favorire la produttività. Il Knowledge Management può essere utile in casi come questi sia per permettere di creare nuova documentazione all’occorrenza, sia per garantire alle nuove figure di acquisire familiarità con tools, gergo e cultura aziendale, oltre che con le best practices per lo svolgimento delle attività lavorative.

Aumento dei costi aziendali

Tra le risorse aziendali, vi sono sicuramente le informazioni e le conoscenze che risiedono nel personale aziendale. Fra queste, di estrema importanza sono le best practices che permettono di affrontare procedure nuove e risolvere problemi.

Purtroppo, come visto in precedenza parlando di Knowledge Hoarding, molto spesso queste risorse non sono capitalizzate, cioè non vengono raccolte e organizzate per essere messe a disposizione di chi ne ha bisogno, comportando alti costi per l’organizzazione.

La dispersione di preziose informazioni può comportare, infatti, costi elevati in termini di tempo, sia per quanto riguarda quello legato alla ricerca, che quello per ricostruire le informazioni non trovate, il quale si traduce chiaramente in ore lavoro non dedicate ad attività profittevoli.

Per questi motivi, è necessario che ogni azienda o organizzazione abbia dei sistemi di gestione delle conoscenze. I software di Knowledge Management, appunto, permettono l’ottimizzazione delle risorse per raggiungere l’obiettivo di riduzione costi aziendali. 

In particolare, si parla soprattutto di costi riconducibili alle risorse materiali, legati alla creazione ed archiviazione di documenti fisici cartacei. Grazie, infatti, all’archiviazione in cloud, offerta da molti software di gestione documentale, l’accesso alle informazioni e il recupero dei file sono facilitati e possibili anche da remoto.


Conclusioni

Il Knowledge Management è stato sviluppato con il proposito di gestire la conoscenza aziendale, sia tacita che esplicita.

Il focus di questa branca aziendale non è solo la mera documentazione, ma anche l’esperienza delle persone. Tutti coloro che fanno parte di un’organizzazione ne rappresentano anche il capitale più importante e sono detentori del know-how: essi rappresentano la cosiddetta “tacit knowledge”.

Ecco perché, oggi, sempre più imprese offrono soluzioni di Knowledge Management basate su Artificial Intelligence e machine learning, che possano minimizzare gli sforzi da parte delle aziende-clienti, al fine di facilitare l’accesso e la condivisione della conoscenza in tutte le divisioni aziendali.

Concentrarsi sullo sviluppo di un buon sistema di Knowledge Management vuol dire, infatti, creare la possibilità per ogni impiegato o utente di un’organizzazione di condividere ed avere accesso alle informazioni, nel modo più semplice e veloce possibile, riducendo così i costi e ottimizzando l’impiego delle risorse coinvolte nei processi aziendali.

Fonti


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